Il processo per la morte del piccolo Alex

Presente in aula, la madre accusata dell'omicidio, ha provato a intervenire più volte

Il processo per la morte del piccolo Alex
tgr
Katalin Bradacs e il piccolo Alex

Dopo avere inferto al figlio di due anni sette coltellate si cambiò la maglia intrisa di sangue e ne mise una nuova anche al piccolo, ormai cadavere.  E' uno dei dettagli emersi oggi davanti alla Corte di assise di Perugia che vede alla sbarra Katalin Bradacs, la donna ungherese che nell'ottobre 2021 uccise il proprio bimbo di due anni a Po' Bandino, frazione di Città della Pieve. L'imputata, che deve rispondere di omicidio volontario premeditato, fu inquadrata dalle telecamere, con abiti diversi, prima e dopo il delitto. L'ennesimo, probabile, ingenuo tentativo di depistaggio. Prima della sospensione anticipata dell'udienza per via della neve, hanno deposto gli investigatori. I carabinieri di Chiusi che il giorno prima fermarono la donna per un controllo e le sequestrarono un coltello denunciandola a piede libero, e quelli di Città della Pieve che risalirono alla scena del crimine, l'area davanti a una casa diroccata, seguendo tracce come il passeggino buttato in un fosso, un trenino, un orsetto di pelouche. L'arma del delitto è probabilmente il coltello dalla lama spezzata trovato in una busta sotto la cassa cinque del supermercato di Po' Bandino. Sul nastro trasportatore corrispondente, la madre aveva appoggiato il figlio morto.  Prima di approdare a Chiusi, da un vecchio amico, e poi in Umbria, Katalin Bradacs era stata ospite a Roma di una struttura di accoglienza. Diceva di essere in fuga dal compagno, padre degenere: nessuno si premurò di controllare che era vero l'esatto il contrario. Il 27 settembre l'uomo, infatti, aveva ottenuto l'affidamento esclusivo del bambino e lei glielo aveva portato via. L'imputata ha cercato di intervenire più volte, zittita dalla presidente della Corte. Ha preso, però, appunti, senza bisogno di consultarsi con l'interprete.