Anche il pellet diventa più caro

Tra gli aumenti dei prezzi c'è anche quello che riguarda il pellet, su cui molti avevano puntato proprio per risparmiare. In Umbria se ne consuma -in media- quasi 130 mila tonnellate all'anno

Tra le conseguenze della guerra in Ucraìna c'è anche quella dell'approvvigionamento di gas. Una situazione estremamente critica, che spinge a guardare verso fonti di riscaldamento alternative come ad esempio il pellet. A marzo in Italia - dove sono presenti più di due milioni di impianti domestici con un consumo di 3 milioni e mezzo di tonnellate l'anno - si è registrato quasi un 30 per cento in più di ricerche in Internet di caldaie e stufe alimentate da questo materiale rispetto a febbraio, quando il conflitto non era ancora iniziato. 
In Umbria se ne consumano - in media - quasi 130 mila tonnellate ogni anno, in oltre 60 mila impianti. Un combustibile più economico ed ecologico (si ricava dagli scarti di lavorazione del legno), ma che - da qualche mese a questa parte - è diventato più costoso e meno disponibile sul mercato, da quando i paesi europei che lo producono ed esportano hanno aumentato il consumo interno.
A questo si aggiungono il caro carburante, il caro energia e le difficoltà logistiche durante la pandemia che hanno fatto sì che il materiale si accumulasse nei magazzini. Di conseguenza molte segherie hanno fermato le produzioni. Si arriva così a una situazione paradossale che vede meno prodotto disponibile, ma con una domanda molto più alta.  E - dicono rivenditori e produttori - l'aumento dei prezzi è inevitabile. Ora è tra i 5 e 6 euro al sacco da 15 chili, con l'Iva che - nel 2015 - è passata dal 10 al 22 per cento.