La danza del Ponte

Abbiamo visitato il cantiere del Ponte delle Torri, a Spoleto. Un gigante ferito dalle infiltrazioni e dal tempo

Con i suoi 230 metri di lunghezza e gli ottanta d'altezza, il Ponte delle Torri di Spoleto è un ricamo in muratura che da 700 anni cuce col suo profilo il Monte Luco al colle Sant'Elia su cui è sorta la città. Un gigante fragile, ferito da oltre un secolo senza manutenzioni. Per questo il Ponte è chiuso da cinque anni, inaccessibile. Un taglio doloroso nel tessuto urbano che un restauro finanziato dal ministero della Cultura ed eseguito dal polo museale umbro punta a chiudere entro l'agosto del 2023 per una spesa di circa 1,6 milioni di euro. Un cantiere unico nel suo genere, sospeso a 40 metri di altezza e aggrappato alle pile principali del ponte con trecento tonnellate di impalcature. A fare ammalare il Ponte fin dentro il suo scheletro sono soprattutto le infiltrazioni d'acqua che hanno lavato via la calce originaria che da 700 anni tiene insieme la muratura. Una lenta erosione che ha messo a rischio la tenuta strutturale di quest'opera, perla delle fortificazioni pontificie che correvano fra Ancona e Roma. Anche perché il ponte, con i suoi quasi 20mila metri quadrati di superficie, è una grande vela aperta sulla valle. Un gigante che balla con grazia insieme al vento e sopra ai terremoti. Ma il tempo e l'incuria hanno lasciato ferite profonde e per vederle occorre entrare fin dentro le torri, in quelli che un tempo erano gli alloggi di guardia delle vedette e dove praticamente nessuno ha messo più piede per secoli. È da lì che si vedono le 44 viti con le quali i tecnici hanno ricomposto le fratture del Ponte. In questo modo i tecnici potranno anche monitorare la salute del Ponte. E misurarne la danza. Nel servizio l'intervista a Giuseppe Scatolini, progettista strutturale.

di Massimo Solani