Nubi sulla Treofan

Ci sarebbe solo una manifestazione di interesse all'acquisto del sito ternano. I presunti nuovi proprietari però non sarebbero interessati alla produzione chimica

Nubi sempre più nere sul futuro di Treofan. Dopo mesi di rinvii e annunci il più delle volte disattesi sul piano di reindustrializzazione del sito ternano, sul tavolo del liquidatore Filippo Varazi al termine della due diligence sarebbe arrivata una sola manifestazione di interesse all'acquisto. Una proposta avanzata via pec martedì, secondo le poche indiscrezioni che filtrano dal più stretto riserbo, da due soggetti industriali italiani non interessati a mantenere la produzione chimica. Il progetto, ma a questo punto il condizionale è d'obbligo, prevederebbe la dismissione delle attività e la trasformazione dello stabilimento in una sorta di polo logistico per il riciclo di materie plastiche. Un percorso che si concilierebbe con l'intenzione della proprietà di non lasciare i macchinarti a disposizione di un eventuale acquirente. Il progetto, però, avrebbe un forte impatto anche sul fronte dell'occupazione e prevederebbe un reimpiego per massimo 70 dei 130 lavoratori attuali. Indiscrezioni che confermerebbero i timori espressi a più riprese dai lavoratori, che negli ultimi mesi avevano denunciato il perdurante silenzio delle istituzioni oltre che dei vertici di Jindall, proprietaria di Treofan. A questo punto, però, dopo una lunga impasse la vicenda non può che avere uno snodo fondamentale al Ministero dello Sviluppo Economico per un tavolo da convocare al più presto e una trattativa che deve necessariamente entrare nel vivo. In quella sede potrebbe anche delinearsi finalmente il più volte paventato interesse di Novamont, nome attorno al quale ruotano da sempre tutti i possibili piani di reindustrializzazione del polo chimico. Con l'azienda che ha disposto il momentaneo fermo industriale dello stabilimento ternano, però, c'è addirittura chi teme per il futuro stesso di Novamont nella Conca. 

di Massimo Solani