Indagato cassiere dell'Agenzia delle Entrate. Secondo l'accusa avrebbe rubato soldi dei contribuenti

Secondo le indagini dei carabinieri di Assisi si sarebbe impossessato di almeno 56mila euro

Intascava i soldi dei contribuenti, pensionati amici e imprenditori, che andavano da lui per saldare i debiti col fisco. Un 59enne dipendente dell’Agenzia delle entrate, in servizio nella sede di Perugia – nel frattempo sospeso - rischia di essere processato con l’accusa di peculato. Addetto alla cassa e alla gestione delle domande di rottamazione delle cartelle esattoriali, Si sarebbe impossessato di almeno 56mila euro. A smascherarlo sono stati i carabinieri di Assisi, imbeccati nel 2019 da un utente al quale non tornavano i conti delle rate.  Le indagini appena concluse, coordinate dalla procura di Perugia, hanno fatto emergere discrepanze tra ricevute e importi versati per almeno un centinaio di pagamenti effettuati dall’operatore, ai danni di una quindicina di parti offese. L’impiegato perugino in qualche caso fingeva il mancato funzionamento del terminale e si faceva consegnare i contanti, altre volte faceva saltare la fila a contribuenti con i quali aveva instaurato negli anni un rapporto di simpatia e – almeno secondo l’accusa, digitava importi superiori a quelli in quietanza. Generando così altre ricevute che consegnava ad altri utenti in cambio del corrispettivo in denaro. Gli episodi contestati vanno dal 2012 a febbraio 2020, data della prima perquisizione in ufficio. In quell’occasione è finito nei guai anche un suo collega, perugino di 38 anni, al quale aveva chiesto di cestinare alcuni documenti. Il giudice delle indagini preliminari ha disposto il sequestro del conto corrente e della abitazione dell’impiegato sospettato di infedeltà, come equivalente della somma mancante all’erario. Davanti al Tribunale del Riesame, che ha confermato il sequestro, l’uomo – che è sospettato anche di vari accessi abusivi alla banca dati dell’Agenzia delle entrate - si è professato innocente. Si tratta, va ricordato, di contestazioni provvisorie: l’inchiesta è ancora nella fase iniziale, devono passare al vaglio di un giudice.  Gli indagati, per cercare di evitare la richiesta di rinvio a giudizio, possono chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive. 
Il servizio di Andrea Rossini.