Emanuele Petri, l'ultima vittima delle Br.

Oggi è la Giornata nazionale delle vittime del terrorismo. Petri venne ucciso il 2 marzo del 2003, a 48 anni, a bordo del treno regionale Roma-Firenze

Era una domenica il 2 marzo del 2003, quando il terrorismo con la sua violenza cieca e inaudita irrompe nella cronaca umbra dove vi scriverà una pagina che è una ferita mai rimarginata. Aveva 48 anni Emanuele Petri, una moglie e un figlio, tanti amici in polizia e in paese dove era per tutti ''Lele'', il gigante buono. Era salito sul regionale Roma-Firenze per un cambio di turno per restare vicino a un amico che stava male, un carabiniere che ai nostri microfoni non si dava pace. Sul quel vagone viaggiavano Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, i capi delle nuove br, autori degli attentati ai giuslavoristi D'Antona e Biagi nel 2002. Petri è insieme a due colleghi, ma è alla sua gola che Galesi punta la pistola e fa fuoco freddandolo sul colpo. Fortunato, l'altro agente riesce a sparargli e a ucciderlo, lui stesso rimane ferito ma insieme all'altro collega riescono a fermare la Lioce e -come emergerà dalle indagini- anche un nuovo attentato a cui stavano lavorando i due brigatisti. La strategia del terrore, la storia buia dell'Italia rimbalzano nel piccolo paese sulle sponde del Lago con immagini indelebili: il tricolore sulla bara di Emanuele  dopo i funerali di stato. Il dolore composto e incredulo della vedova e del figlio che diventerà poliziotto come il papà. Dopo 19 anni il nome di Eamanuele Petri è su vie, strade, caserme stazioni in Umbria come in Toscana per fare ogni giorno, non solo oggi, memoria del suo sacrificio.

di Antonella Marietti