Situazione critica all'ospedale di Orvieto. La denuncia del sindacato

Sale operatorie ferme fino ad agosto, escluse le urgenze. Manca il personale

"Rischio smantellamento". E' un allarme che fa rumore quello lanciato dalla Cgil sulla situazione dell'ospedale di Orvieto, dove soltanto la settimana scorsa il dottor Patrizio Angelozzi ha assunto il ruolo di nuovo direttore sanitario. Al Santa Maria della Stella, denuncia infatti il sindacato, le sale ospedaliere sono di fatto ferme, fatta eccezione per le urgenze, con gli interventi programmati già tutti rinviati. Una situazione che si protrarrà almeno fino ad agosto.

Il problema, segnala la Cgil, è noto e irrisolto da troppo tempo ed è conseguenza di una grave carenza di personale. Mancano chirurghi, anestesisti, cardiologi, urologi, oculisti e ortopedici ma c'è urgente bisogno anche di infermieri, personale di sala operatoria e strumentisti.

Una situazione che i sindacati hanno denunciato a più riprese ai vertici della Usl Umbria 2. Anche perché lo stop and go delle sale operatorie va avanti da mesi dopo il blocco disposto in piena pandemia. E se ad inizio primavera sembrava che le cose potessero tornare ad una parvenza di normalità, nelle ultime settimane la situazione è d nuovo peggiorata quando le turnazioni per lo smaltimento, obbligatorio, delle ferie hanno finito per spopolare ulteriormente corridoi e ambulatori del Santa Maria della Stella più di quanto non avesse già fatto il Covid, con l'aumento dei contagi anche fra il personale medico e infermieristico.

Servirebbe una iniezione massiccia di forze nuove, ma qui il problema si fa ancora più difficile da superare. I concorsi, pur con i tempi e le risorse della sanità pubblica, sono banditi ma alla prova i fatti i candidati non sono mai abbastanza per coprire i posti in palio. E' successo ad esempio, solo per citare gli ultimi casi, con i bandi per anestesisti e chirurghi. E fra quanti invece al concorso si presentano, e lo vincono, sempre più frequenti sono i casi di trasferimenti via da Orvieto dopo pochi mesi.

 

di Massimo Solani