Barbara Corvi: riprese le indagini

Sotto la lente dei Carabinieri del Ris l'auto di Roberto Lo Giudice, marito della donna, unico indagato

Le più aggiornare e sofisticate tecniche dei carabinieri del Ris per fare emergere tracce che tredici anni fa non furono trovate. Nella caserma di Tor di Quinto, a Roma, gli investigatori, su disposizione della procura di Terni, hanno nuovamente setacciato con la strumentazione più moderna il vecchio fuoristrada di Roberto Lo Giudice, il marito di Barbara Corvi, la donna scomparsa nel nulla ad Amelia nell'ottobre del 2009. 
Il veicolo, posto sotto sequestro, è lo stesso che l'uomo utilizzava quando la donna sparì improvvisamente lasciando dietro di sé borsetta, cellulare, una cartolina scritta a suo nome ma da qualcun altro, e il dubbio che fosse stata uccisa. Un dubbio che tormenta i familiari, da troppo tempo in attesa di risposte. Il cadavere non è mai stato trovato e, finora, le varie ipotesi dell'accusa non sono state convincenti. 
Anche stavolta si è ai tempi supplementari dell'ultima inchiesta che vede ancora al centro il marito, con l'ipotesi di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Pesa però sull'inchiesta il colpo assestato dal Riesame che ha bocciato le presunte nuove prove come meri indizi e definito tardive e inattendibili le parole in libertà raccolte da collaboratori di giustizia legati allo stesso clan calabrese, ambiente dove trae origine la famiglia di Roberto Lo Giudice.  Il Gip, invece di archiviare, ha invitato la procura a indagare ancora almeno fino a dicembre. Individuati sette possibili testimoni da sentire o risentire. Infine, la "carta" scientifica: tredici anni fa le tracce di sangue nell'auto furono attribuite al cinghiale che Roberto aveva abbattuto da poco. Neanche se adesso si dovesse scoprire che appartenevano a Barbara, però, si potrà parlare di "pistola fumante". Il marito ha, infatti, raccontato di averla schiaffeggiata in macchina, facendole perdere sangue dal naso, alla vigilia della sparizione.

Il servizio di Andrea Rossini.