Il giallo della Biga

Il documentario "L'anello di Grace" getta nuova luce sul destino della biga etrusca di Monteleone di Spoleto, mostrando le prove del trafugamento e dell'arrivo del reperto al Metropolitan Museum di New York

Una donna corraggiosa e giramondo, un gruppo di affaristi senza scrupoli, e una delle più grandi opere di artigianato della storia dell'umanità. Tanti tasselli per risolvere un giallo di 120 anni che contrappone un piccolo borgo della Valnerina, Monteleone di Spoleto, e uno dei Musei più visitati del mondo, il Metropolitan di New York. Al centro della contesa la preziosissima biga etrusca del VI secolo ritrovata appunto a monteleone nel 1902 all'interno della cosiddetta tomba del capitano e l'anno dopo già in mostra nella grande mela. Quasi un secolo di  battaglia legale per avere indietro la biga che gli americani hanno ribattezzato "il carro d'oro". Denunce, rivendicazioni, interrogazioni parlamentari, appelli alle autorità. Nulla di fatto. Ma ora un documentario presentato a Roma al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia mette in luce le prove del trafugamento. Ma ad aggiungere dettagli sui destini del carro, c'è il libro scritto nel 1927 da una donna inglese eccezionale sepolta a Roma. Grace Fielder. Lei racconta che proprio a Monteleone le sarebbe stato venduto un anello magico proveniente - come la biga - dalla tomba del capitano. Racconta anche che la biga venne esposta in via del corso a Roma, poi a Parigi e poi via in America, senza mai far ritorno a Monteleone. La prima legge di tutela del patrimonio dello Stato italiano arriva nel giugno del 1902, quando la biga aveva già lasciato l'Italia, diretta a Parigi. Per riaverla la strada dell'azione legale - anche alla luce delle nuove prove e delle 16 lettere - appare alquanto difficile da intreprendere. Nel servizio l'intervista all'autore del documentario, Dario Prosperini, e al direttore del Museo Nazionale Etrusco, Valentino Nizzo.
di Luciana Barbetti