La crisi dell'auto

Con il "nuovo" introvabile e tempi di consegna che vanno fino a 14 mesi anche l'usato viene a mancare con conseguenze paradossali

Se il mercato dell'auto è una cartina di tornasole dell'economia reale, allora siamo messi davvero male. I passaggi di proprietà annotati dal Pra tra gennaio e agosto in Umbria, sono il 23 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. E al tracollo di prime iscrizioni, si stanno piano piano allineando anche le compravendite di vetture usate, in calo del 12 per cento.  A fronte di diecimila immatricolazioni di auto nuove, in ogni caso, se ne registrano ventottomila di usate. Il rapporto è quasi uno a tre. Con il "nuovo" introvabile e tempi di consegna che vanno fino a 14 mesi, infatti, anche l'usato viene a mancare con conseguenze paradossali. Due anni di pandemia hanno alimentato variabili capaci di sconvolgere tempi di produzione e dinamiche. E' la legge della domanda e dell'offerta. Le case produttrici che già puntano a pochi modelli, ma più costosi, ne usciranno bene. Ma chi ha più da perdere tra concessionarie e acquirenti? Quanti ripiegavano sull'usato perché non riuscivano a premettersi il nuovo ora si tengono la vecchia macchina fino allo sfinimento. Crollano, così, anche le radiazioni: quasi 5mila in meno rispetto all'anno scorso. Auto più vecchie sulle strade, anche se non perdono di valore, si traducono in minore sicurezza. Non tutte le compagnie applicano le scoperture, problema minore rispetto all'altra grande questione della crisi dell'auto: il calo del potere d'acquisto. Nel servizio l'intervista a Ruggero Campi dell'Aci, a Michele Biselli, rappresentante dell'associazione dei concessionari d'auto, e a Simone Capaldini, assicuratore.
di Andrea Rossini