La furia del Burano a san Bartolomeo di Gubbio

Quattro giorni dopo si scava ancora nel fango dove è esondato il fiume, lo stesso che ha provocato la devastazione di Cantiano nelle Marche

La devastazione di Cantiano, nelle Marche, giovedì sera è iniziata qualche chilometro più a sud, in territorio umbro. È qui che il torrente Burano ha iniziato a gonfiarsi di pioggia e detriti, rubando terra agli argini e inghiottendo alberi e pietre. Una furia cresciuta metro dopo metro che a San Bartolomeo, frazione di Gubbio, ha trovato il collo di bottiglia di un vecchio ponte diventato in pochi attimi un muro di tronchi e fango. Ed è a quel punto che il Burano è uscito dal proprio letto per travolgere tutto e tutti.

Per liberare il fiume, domenica i vigili del gruppo operativo speciale hanno dovuto abbattere il ponte e rimuovere le macerie che l'acqua fredda e nera ha lasciato dietro di sé scendendo più a valle. Dove la rabbia e la forza accumulate dal fiume giovedì hanno spazzato via rimesse agricole magazzini e stalle, devastando gli scantinati e gli esterni di un bar e di un ristorante. Attimi di panico, al buio, con il fiume ogni minuto più alto e spaventoso a trascinare via auto e pezzi di vita.

Quasi quattro giorni dopo si scava ancora mani nude nel fango nella devastazione, anche se l'acqua tornando nel letto del fiume ha lasciato decine di serpenti trascinati anche loro a valle. La linea elettrica in zona va e viene e i cellulari sono muti. Si cerca di salvare il salvabile, ma passata la paura restano soltanto la rabbia e il sollievo di sapere che qui, almeno, la pioggia non ha ucciso nessuno. Per tornare alla normalità, però, ci vorranno mesi.

Il servizio di Massimo Solani che ha intervistato la gente del posto.