L'inchiesta partita due anni fa

Vediamo quali sono le figure chiave nell'indagine, avviata nel 2020 dai finanzieri del Gico di Perugia

Le figure chiave dell'inchiesta, avviata nel 2020 dai finanzieri del Gico di Perugia, erano già note all'autorità giudiziaria. In particolare un imprenditore edile calabrese, da anni residente nel perugino, e imputato nel processo quarto passo perché ritenuto affiliato alla cosca 'ndranghetista crotonese dei Farao Marincola. Le sue aziende, fittiziamente intestate a congiunti, erano un serbatoio di manodopera somministrata a una storica società di costruzioni perugina. L'uomo si trova ora ai domiciliari. In carcere sono finiti un altro imprenditore e un consulente del lavoro, entrambi calabresi, accusati di trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, indebita percezione di erogazioni pubbliche. Tra i beneficiari degli illeciti figurano un uomo già condannato in via definitiva perché considerato affiliato al clan dei casalesi, un pugliese responsabile anche di ricettazione di orologi contraffatti e un pregiudicato di etnia rom residente a bastia umbra che dietro compenso avrebbe favorito l'ingresso illegale in Italia di numerosi cittadini extracomunitari, procurando loro fittizi rapporti di lavoro. Per questo è accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina in un filone che coinvolge anche una cittadina cinese, quattro soggetti residenti nel perugino e un cittadino dello Sri Lanka residente a Gualdo Cattaneo. Per tutti è stato disposto l'obbligo di presentazione all'autorità giudiziaria. Nell'operazione, condotta in collaborazione con il servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata, sono stati sequestrati beni per oltre un milione comprese le quote societarie di sei aziende, autovetture e diversi immobili, tra i quali un complesso residenziale di recente costruzione a ponte della pietra, periferia di Perugia.
di Riccardo Milletti