Minacce per farla dimettere

Presunte minacce a Catiuscia Marini per costringerla alle dimissioni. La procura apre un'inchiesta contro ignoti

La procura di Perugia ha aperto un fascicolo, a carico di ignoti e quindi senza indagati, per le presunte minacce ricevute dall'ex governatrice Catiuscia Marini, costretta a dimettersi nella primavera 2019 - secondo quanto lei stessa ha raccontato - dietro pesanti pressioni che le arrivavano dall'interno del proprio partito, il Pd. Secondo quanto avrebbe riferito al procuratore capo Raffaele
Cantone che l'ha convocata mercoledì scorso, tra quelli che la volevano alla porta, ogni costo, c'era anche chi sosteneva di avere informazioni di prima mano sull'inchiesta della Concorsopoli umbra allora agli albori. Millanterie? Giustizialismo o legittime valutazioni politiche di fronte a uno scandalo che stava montando? L'indagine conoscitiva valuterà se certi atteggiamenti sopra le righe possano configurarsi come reato. L'ipotesi dell'esistenza di una "talpa" all'interno degli uffici giudiziari è un altro degli
aspetti che potrebbe avere messo in allarme il procuratore capo Raffaele Cantone. Il magistrato è intenzionato a chiarire la vicenda, emersa a partire da un articolo pubblicato il 25 agosto scorso sul quotidiano "La Verità" a firma del giornalista Giacomo Amadori. Sul giornale si fa riferimento anche a un ex cancelliere che rischia il processo per la rivelazione di segreti legata all'inchiesta
sulla cosiddetta "Loggia Ungheria". Dei retroscena del tira e molla che aveva portato la presidente Marini a dimettersi e poi a cercare di ritrattare la decisione davanti all'assemblea legislativa regionale e di ciò che avvenne si parlerà anche in tribunale. 
di Andrea Rossini