Olio, il rebus dei prezzi

Oleifici e frantoi si sono organizzati per far fronte agli aumenti dell'energia e alla difficoltà di reperire materie prime destinate al confezionamento. Impossibile prevedere quanto tutto ciò peserà sul consumatore

I frantoi oleari hanno iniziato da pochi giorni a lavorare. Al rumore dei macchinari in funzione fa da contraltare - nei campi - quello degli abbattitori. Bisogna far presto perché l'oliva è già matura e sono circa 27 mila gli ettari coltivati in Umbria, ci sono più di 8 ulivi per ogni abitante. L'aumento del costo dell'energia, più che raddoppiato in un anno se non triplicato, impone delle scelte. Perfino raffreddare le olive che - con le temperature attuali - entrano troppo calde nell'impianto, costa. Qualcuno sfrutta al meglio il fotovoltaico. I piccoli produttori quest'anno dovranno pagare tra i 20 e i 25 euro al quintale per la molitura, mentre non tutti potranno permettersi oli pregiati e pluripremiati. Alcuni noti forni della capitale hanno dovuto rinunciare all'olio di Trevi per l'aumento del costo, andando a cercare sul mercato alternative di qualità più economiche. La Fascia olivata di oltre 40 chilometri da Spoleto ad Assisi, paesaggio culturale unico, Patrimonio agricolo di rilevanza mondiale della Fao, rischia ora di vedere un progressivo abbandono per via dei costi crescenti per i piccoli produttori.  Non va meglio per le grandi aziende del settore che hanno un grande interscambio con l'estero, alle prese con i costi dei trasporti e delle materie prime per il confezionamento. Per l'olio, il più sano dei grassi - una spremuta d'olive - come dice il fortunato slogan degli anni '70 di una nota azienda, si annuncia un futuro non del tutto roseo. Nel servizio interviste ad operatori del settore.
di Gabriele Salari