Indagati due carabinieri dell'Arma di Foligno

Sono il luogotenente a capo della stazione e un brigadiere. Accusati di concussione, falso e cessione di sostanze stupefacenti

E' un'inchiesta che parte da Perugia nell'inverno scorso, quella che sta scuotendo ancora una volta i Carabinieri di Foligno. E' infatti dall'Arma del capoluogo che nel gennaio scorso è arrivata alla procura di Spoleto la segnalazione relativa ad un quantitativo di sostanza stupefacente sequestrato e sottratto per un tentativo di cessione. Parte da lì l'inchiesta condotta dai sostituti Vincenzo Ferrigno e Michela Petrini, che ha portato all'iscrizione sul registro degli indagati del comandante della stazione carabinieri di Foligno, il luogotenente Francesco Matalone, e del brigadiere Gianluca Insinga. Accusato di concussione, falso in atto pubblico e tentativo di cessione di sostanze stupefacenti il primo, che comanda la stazione dagli anni 2000; mentre al brigadiere la procura contesta la sola ipotesi di falso. Secondo i PM Matalone, che avrebbe provato a cedere droga sequestrata e sottratta dal magazzino corpi di reato della stazione, avrebbe ricevuto alcune migliaia di euro da un soggetto albanese, ai tempi agli arresti domiciliari, e avrebbe falsificato atti investigativi e operativi. Fra questi anche alcune richieste alla procura di acquisizione di tabulati telefonici. Per queste e altre operazioni di falsificazione compiute in proprio, invece, sarebbe indagato anche Insinga. Al momento, i due sottufficiali, denunciati a piede libero e formalmente ancora in servizio, sono entrambi in ferie. Ma dopo la perquisizione svolta dai militari del reparto investigativo del comando provinciale di Perugia che ha portato, fra l'altro, al sequestro dei telefoni cellulari degli indagati e di apparecchiature elettroniche, è probabile si metta presto in moto la macchina che, in attesa di una inchiesta interna all'Arma, dovrebbe portare in tempi relativamente brevi al trasferimento in altra sede. Un nuovo choc dopo quello che era seguito nel 2015 all'omicidio del carabiniere Emanuele Lucentini, ad opera del collega Emanuele Armeni. Una vicenda che aveva portato all'epoca all'azzeramento dei vertici della locale Compagnia. Per quanto accaduto, Armeni è stato condannato in via definitiva a 18 anni di reclusione.