A processo per abuso di mezzi di correzione

Picchiata dai genitori una quattordicenne si rivolge al Telefono azzurro

"I miei mi picchiano con il bastone perché non voglio imparare la loro lingua e mi offendono perché sono in sovrappeso". La chiamata al "Telefono azzurro" della ragazzina, quattordicenne, ha messo nei guai i genitori, entrambi cinesi, a processo da ieri a Perugia con l'accusa di abuso di mezzi di correzione. L'ipotesi inziale, di maltrattamenti, è infatti caduta durante le indagini preliminari. La figlia, nel frattempo, per intervento della questura, ha invece lasciato l'abitazione familiare e vive ancora in una struttura protetta.  Dopo la chiamata all'associazione - dedita all'ascolto dei problemi di bambini e adolescenti - alla coppia di immigrati, difesa dagli avvocati Luca Gentili e Claudio Lombardi, per qualche tempo era stato sottratto anche il figlio minore. Gli imputati, da più di venti anni in Umbria dove gestiscono un'attività commerciale, negano le violenze.  Per l'accusa però i loro metodi educativi erano poco ortodossi. Con il padre che in casa imponeva a suon di bastonate di parlare il cinese alla figlia nata e cresciuta in Italia e la madre che non perdeva occasione per darle della "brutta e grassa". Fino a picchiarla e morderla sul braccio per la rabbia di avere scoperto che nascondeva del cibo spazzatura in camera. Episodi legati non solo allo scontro generazionale, ma anche culturale: negli ultimi tempi non mancano segnali di riconciliazione: la pace in famiglia potrebbe arrivare prima ancora della sentenza.

Il servizio di Andrea Rossini, con il montaggio di Simone Pelliccia