Via al processo

Oggi prima udienza a carico della 44enne ungherese accusata di aver ucciso il figlioletto Alex a Città della pieve. Rischia l'ergastolo.

Uccise il figlio di due anni con sette coltellate al collo, al torace e all'addome e poi depose il corpo sul nastro trasportatore della cassa di un supermercato a Po' Bandino, frazione di Città della Pieve. Katalin Bradacs, 44 anni, ungherese, è da oggi a processo davanti alla Corte d'assise di Perugia per omicidio volontario premeditato. Rischia l'ergastolo. Si trova nel carcere di Capanne dall'ottobre 2021, data del delitto, lucidamente commesso, secondo l'accusa per vendicarsi dell'ex, padre del bambino: al quale spedì anche delle foto del piccolo straziato e coperto di sangue.  L'avvocato difensore Enrico Renzoni, già nell'udienza filtro, ha anticipato la richiesta di una nuova perizia sulla capacità di intendere e di volere. Segnata da una vita difficile e dalla depressione, l'imputata  presente, ma silenziosa in aula - ha margini per puntare almeno al riconoscimento della semi-infermità mentale che garantisce, in caso di condanna, il dimezzamento della pena. Bocciata la richiesta di sostituzione dell'interprete e ammesse tutte le prove, la Corte ha stilato un fitto calendario da qui a fine marzo. Il 23 gennaio inizia la sfilata dei testimoni: si parte dai carabinieri di Città della Pieve e indagarono sul caso e arrestarono la donna. Il padre del piccolo, assistito dall'avvocato Massimiliano Scaringella, si è costituito parte civile. Per adesso segue gli sviluppi del processo dall'Ungheria. 
di Andrea Rossini