Economia: l'Umbria è cambiata

Meno sportelli bancari, rallentamento dell'edilizia e ascesa di nuovi settori. Esg 89 scatta la fotografia di un'evoluzione lunga 30 anni

Spariscono le banche sul territorio, si frammenta il settore edile, esplode il lusso e la meccanica mentre la grande distribuzione sostituisce botteghe e artigiani. Sono le tendenze che hanno modificato la morfologia industriale umbra negli ultimi trenta anni, catturate dall'annuario economico Esg89, basato sui dati della Camera di Commercio. Se nel 1992 ai primi cinque posti della classifica delle venti aziende più importanti per fatturato, che toccava un massimo di 350 miliardi di lire, si trovavano settore bancario ed edilizia, lo scenario del 2022 è ben diverso. 15 anni di crisi delle costruzioni, con una ripresa legata all'esperienza del superbonus, hanno ridotto numero e dimensioni delle imprese. A farla da padrone oggi, con un fatturato che va dai 700milioni di euro ai quasi 5 miliardi, sono le aziende del commercio e della meccanica, di precisione e automotive. Guadagna posizioni la moda di lusso, in particolare il settore del cashmere, tante anche le eccellenze nel settore agroalimentare. La crisi delle banche locali, servizio di prossimità per il cittadino e l'avvento della grande distribuzione hanno cambiato la fisionomia di borghi e centri storici, sempre più soggetti ad abbandono e spopolamento. Nel recupero del rapporto con il territorio la possibile chiave per lo sviluppo del prossimo decennio, non solo in ottica di attrazione turistica.

Nel servizio di Giulia Bianconi, montato la Renzo Matteucci, l'intervista a Giovanni Giorgetti, presidente Esg89