Più che dimezzato l'uso dei farmaci negli allevamenti valdostani

Nell'ultimo triennio un calo più marcato rispetto alla media nazionale, secondo i dati della piattaforma Classyfarm del Ministero della Salute

Negli ultimi tre anni l'uso di farmaci negli allevamenti di bovini in Valle d'Aosta si è più che dimezzato. 

Claudio Roullet, direttore della Struttura complessa Igiene degli allevamenti dell'Usl, ci mostra i dati della piattaforma Classyfarm del Ministero della Salute e spiega: “Provengono dal sistema delle ricette elettroniche, che gestisce tutta la tracciabilità dei farmaci veterinari. Si vede che il consumo è in costante calo, e a livello locale il fenomeno è molto più marcato rispetto alla media nazionale”.

Nell'ultimo decennio è diminuito anche il ricorso ai medicinali più critici (anche perché incrementano il fenomeno della resistenza ai farmaci), come le ciclosporine, che sono sotto il 6%. 

Sono 1714 gli allevamenti di bovini nella regione, 200 quelli con più di cinquanta capi. Circa 330 quelli di ovicaprini, solo un paio quelli di polli e suini.

Nel 2023, ci dice Roullet, sono state controllate una settantina di aziende nella regione sull'uso di farmaci, e non sono state rilevate irregolarità.

Quest'anno la Procura sta indagando sulla morte a febbraio di una trentina di bovine a Fontainemore, seguita all'uso di un medicinale per la cura della rogna acquistato all'estero e non prescritto da un veterinario come prevede la legge.

Esclusi i farmaci di specifiche campagne regionali, come quella contro la mastite, che prevedono dei finanziamenti pubblici per calmierare i prezzi, i medicinali veterinari hanno dei costi molto elevati sul libero mercato. Per prevenire la tentazione del fai da te, l'Usl organizza numerose campagne d'informazione destinate agli allevatori, soprattutto a quelli che iniziano l'attività.