Polizia scientifica, nuove tecnologie per indagini sempre più accurate

Nei suoi 121 anni di storia, gli ultimi venti sono stati rivoluzionati da strumenti hi-tech, che sono diventati cruciali anche per la soluzione dei cold case

Era il 7 luglio del 2009 quando veniva trovato in un torrente di Champdepraz il corpo di un uomo senza nome. Circa due settimane dopo l'identità della vittima, un trentenne egiziano, venne svelata dalla polizia scientifica.

Fu usata una tecnica innovativa. Poiché l'epidermide si era sfaldata e le impronte digitali non erano rilevabili, venne analizzato il derma.

"Si tratta dello strato sottostante, che presenta ancora i rilievi papillari", spiega Andrea Giuliano, commissario capo del Gabinetto interregionale della polizia scientifica di Piemonte e Valle d'Aosta, "Venne analizzato un lembo di cute del palmo della mano, inserendolo nei sistemi di ricerca di cui disponiamo, e con lo studio di immagini ad altissima definizione è stato possibile riconoscerlo in poco tempo".

Nei suoi oltre 120 anni di storia, gli strumenti a disposizione della polizia scientifica sono diventati sempre più intelligenti. In particolare nell'ultimo ventennio. 

A partire dall'introduzione dell'Afis, il sistema automatico d'identificazione delle impronte digitali: le gestisce, le archivia e consente il riconoscimento con tempistiche inimagginabili in passato.

"Il sistema memorizza e ci aiuta a risolvere i cosiddetti cold case", dice Giuliano.

All'avvento di nuovi portali per la trasmissione digitale rapida delle impronte, si sono affiancati sistemi come il Sari: basato su algoritmi di riconoscimento facciale,  elabora in tempo reale filmati, ad esempio, catturati da videocamere puntate sulla scena di un crimine. Il risultato sono percentuali sui possibili individui da ricercare, a disposizione degli operatori.

Tecnologia innovativa e in continua evoluzione sono poi le luci forensi, per l'individuazione multispettrale di impronte digitali latenti, non visibili a occhio nudo, e di reperti biologici. Oggi possono essere anche incorporate in una fotocamera crime-lite di ultima generazione.

"Il vantaggio è che le luci forensi non alterano la scena del crimine", spiega il viceispettore Michele Saba, responsabile del Gabinetto provinciale della polizia scientifica di Aosta. Uno strumento che si è rivelato prezioso nelle indagini per il delitto di Elena Raluca Serban nel 2021. 

Infine l'ultima avanguardia è la ricostruzione tridimensionale della scena del crimine, che permette agli investigatori sopralluoghi virtuali in ogni momento e a distanza di anni.