Veneto
13 Aprile 2021 Aggiornato alle 06:55
Cronaca

Il punto sull'emergenza

Coronavirus. "Altri 7 casi sospetti in Veneto". Cosi' Zaia a Unità di Crisi

Sono sette i casi sospetti in Regione. Tra questi due famigliari della vittima di Vo' Euganeo, Adriano Trevisan
Credits © Cesare Cappello Chiuso l'ospedale di Schiavonia (Padova). Allestito un ospedale da campo
Chiuso l'ospedale di Schiavonia (Padova). Allestito un ospedale da campo
Altri sette i casi sospetti in Veneto.
Il numero aggiornato nel corso dell'Unità di Crisi a Marghera, con il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che dice: Sono sette i nuovi casi di persone risultate positive ai test sul Coronavirus in Veneto". Queste le parole del governatore del Veneto Luca Zaia, durante una pausa del summit in corso al centro Veneto della Protezione civile. Zaia è poi rientrato alla riunione per collegarsi in videoconferenza con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "I sette casi - ha aggiunto - sono tutti di Vo' Euganeo tra cui due familiari del deceduto". Sarebbero secondo quanto si è appreso, la moglie la figlia dell'uomo. La vittima si chiamava Adriano Trevisan, 78 anni. E' deceduto all'ospedale padovano di Schiavonia. E' il primo morto in Italia. All'ospedale, che è stato chiuso (è in corso l'allestimento di un ospedale da campo all'esterno) in corso i test per circa 600 persone.

Le parole del primario Giampaolo Pasquetto : primi duecento tamponi negativi
Sarebbero risultati negativi i primi 200 test per il Coronavirus effettuati all'ospedale di Schiaìvonia (Padova), la struttura delle provincia di Padova dove sono stati registrati i primi due casi di Coronavirus in Veneto e dove è deceduto il primo paziente. Il nosocomio è circondato da un 'cordone sanitario', con Carabinieri, operatori della Croce rossa e della Protezione civile. All'esterno dell'ospedale è arrivato per qualche minuto il primario di cardiologia, Giampaolo Pasquetto, che ha riferito degli esiti dei tamponi "per quanto ho potuto finora sapere dai colleghi" ha detto. La struttura, modernissima, è situata tra i comuni da Este e Monselice ed è stata recentemente inaugurata per servire l'area del Colli Euganei.

A Marghera l'Unità di Crisi. Ministro D'Incà: fiduciosi di riuscire a contenere la diffusione
"Verificheremo in questa riunione che, ovviamente, sarà fatta in coesione con il ministro della Salute Roberto Speranza e la Regione Veneto, e faremo tutto il possibile su ciò che c'è da fare, in via precauzionale, compreso l'isolamento. Tutte le azioni sono al momento messe in opera e siamo fiduciosi di riuscire a contenere la diffusione anche attraverso uno screening preventivo". Così il ministro per i Rapporti col Parlamento Federico D'Inca, a Marghera per partecipare al summit col presidente del Veneto, Luca Zaia, dopo i primi casi del coronavirus nella regione

Il nuovo caso sospetto di Dolo. 
"Questo ultimo è un altro caso di scuola perché non ha avuto nessun contatto da un portatore primario quindi si può dire che questi tre casi dimostrano che il virus è ubiquitario come accade per la sindrome influenzale che non si sa da chi lo si ha preso". Lo ha detto il presidente della Regione, Luca Zaia, prima di presiedere il vertice della Protezione civile a Marghera sul Coronavirus, soffermandosi con i giornalisti sul terzo contagiato del Veneto. "Immagino che casi di questo tipo, senza contatto e senza caratteristiche di pazienti sospetti, siano la dimostrazione che avere altri episodi di contagio sia assolutamente possibile". L'unità di crisi, è collegata in videoconferenza con il ministro della Salute Roberto Speranza per definire le modalità con cui affrontare il virus. Secondo Zaia ci potranno essere altri casi, ma - ha aggiunto - "siamo davanti a virus con bassa letalità e adesso cercheremo di trovare altre soluzioni", conclude il governatore. Quindi "niente panico".

In corso altri test sui dipendenti dell'ospedale nei reparti pronto soccorso, medicina e terapia intensiva 
Sono tre i reparti da cui è iniziato il prelievo dei tamponi per il Coronavirus nei dipendenti e nei pazienti dell'Ospedale di Schiavonia. Secondo quanto è stato riferito dai dipendenti che attendono all'esterno del nosocomio, a essere interessati dallo screening sono innanzitutto il pronto soccorso, il reparto di medicina e quello di terapia intensiva, dove i due pazienti positivi erano transitati. Alcuni dei dipendenti in attesa all'entrata posteriore dell'ospedale stanno cercando di capire se possono entrare per effettuare l'esame. Alcuni si trovavano in servizio ieri, e avevano finito il turno poco prima che l'ospedale venisse chiuso. (ANSA).


 
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