Veneto
13 Aprile 2021 Aggiornato alle 06:55
Salute

Partecipano ad un progetto umanitario

Cinque scialpinisti veronesi bloccati in Tagikistan

Partiti dall'Italia prima del diffondersi del coronavirus, sono stati sorpresi dalla chiusura delle frontiere.
di Giorgio Bonomi. Il servizio è di Matteo Mohorovicich
Credits © Fornita dagli autori I cinque scialpinisti veronesi bloccati in Tagikistan
I cinque scialpinisti veronesi bloccati in Tagikistan
Sono cinque gli scialpinisti veronesi bloccati sulle montagne del Tagikistan, a causa della chiusura delle frontiere decisa dalle autorità dell'ex repubblica sovietica in seguito alla diffusione del coronavirus.
Si tratta di tre uomini e due donne, tutti istruttori di sci della scuola 'Renzo Giuliani' della sezione Cai 'Cesare Battisti' di Verona: Andrea Micheli, Giuliana Steccanella, Annapaola Perazzolo, Giorgio Bonafini e Fabio Bullo.

Sorpresi dal coronavirus
Il gruppo era partito il 21 febbraio, prima del diffondersi del virus in Italia, e si era inizialmente recato nel nord dell'Afghanistan per andare ad insegnare lo sci alpinismo a cinque ragazzi del luogo, nell'ambito di un progetto umanitario chiamato Wakhan Project. Dopo essere rimasti in quota a circa 3.200 metri in mezzo a cime alte oltre 7.000 metri, al momento di rientrare in Tagikistan hanno scoperto che il governo tagiko aveva chiuso le frontiere.
Grazie all'intervento dell'Ambasciata italiana in Uzbekistan sono riusciti ad entrare in Tagikistan, dove sono dovuti rimanere due settimane in quarantena.

Ecco il loro messaggio:
alpinisti tagikistan
I cinque scialpinisti si trovano ora a 12 ore di viaggio dalla capitale Dushanbe, dove l'aeroporto internazionale è chiuso, in attesa di disposizioni dalle autorità. Hanno da poco concluso due settimane in isolamento per quarantena al General Hospital di Chorug, primo avamposto in territorio tagiko dopo il confine con l'Afghanistan.
Per sbloccare la situazione è al lavoro l'Unità di Crisi della Farnesina che sta operando con l'Ambasciata italiana competente, quella di Tashkent in Uzbekistan.

					

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