Veneto
18 Aprile 2021 Aggiornato alle 00:13
Cronaca

"Riaprire comporta un rischio di ripresa del fenomeno"

Coronavirus, il virologo Crisanti: "Non esiste il rischio zero"

Intervista a tutto campo, rilasciata al Quotidiano nazionale, dal direttore di microbiologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova.
Credits © Tgr Veneto Andrea Crisanti
Andrea Crisanti
"Nella fase 2 ci saranno molte più occasioni di trasmissione del virus. Venendo meno le misure di contenimento, nuovi focolai verranno fuori sicuramente. Occorre prepararsi alle inevitabili conseguenze". A dirlo, in un'intervista al Quotidiano nazionale, è il virologo Andrea Crisanti, direttore di microbiologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova.

"Non esiste il rischio zero"
"Il rischio zero non esiste - chiarisce Crisanti - specialmente in situazioni del genere. Per agire occorre sapere quanti casi si verificano ogni giorno, e dove si distribuiscono. Ora che andiamo incontro a una riapertura caotica dobbiamo essere a maggior ragione preparati". La riapertura, spiega, "comporta un rischio di ripresa localizzata del fenomeno, se non addirittura un interessamento di aree più vaste".

I fondamentali? Protezioni, sanificazione, tamponi
"Le mascherine - sottolinea Crisanti -, se indossate da tutti, fanno effetto, lo posso assicurare. Noi abbiamo documentato casi di persone in ospedale, poi risultate positive, che avevano indossato la mascherina, e non si è infettato nessuno. Abbiamo sempre imposto la protezione a tutti, secondo il principio di precauzione". "I risultati - aggiunge su sanificazioni e distanziamento sociale - si ottengono applicando norme tutto sommato abbastanza semplici.
Allo stesso tempo si deve incrementare la capacità di fare tamponi, perché solo attraverso i tamponi riesci poi a capire chi è infetto e chi no".

Applicare la "ricetta Vò" a tutta Italia
"Noi - ricorda - la ricetta per spegnere i focolai ce l'abbiamo, e l'abbiamo messa in pratica: si tratta di circoscrivere rapidamente l'area, fare tamponi a tutti subito, isolare i positivi, ripetere l'operazione dopo 7-8 giorni per agguantare i casi che dovessero essere sfuggiti alla prima osservazione. Chiudi, e il cluster finisce. Ma bisogna essere preparati, avere la capacità di fare esami. Stesso discorso vale per le fabbriche".

					

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