Veneto
18 Aprile 2021 Aggiornato alle 00:13
Salute

"Non c'erano margini per fare diversamente"

Il virologo Giorgio Palù: "Riaprire sì, ma con la massima cautela"

Troppi i quattro metri di distanza chiesti dall'Inail, secondo il professore per anni in servizio all'Università di Padova.
di Giorgio Bonomi
Credits © Rai, Tgr Veneto Il professor Giorgio Palù, virologo
Il professor Giorgio Palù, virologo
Le riaperture dopo due mesi di 'lockdown', e con un conto economico che si presenterà assai salato, sono ormai inevitabili, ma dobbiamo tutti ricordare che il virus è ancora in circolo.

"Ripartire sì, ma con estrema prudenza". E' il parere del professor Giorgio Palù, uno dei più illustri virologi italiani, per anni professore di microbiologia a Padova e presidente dei virologi europei, intervistato dall'Agi. 

"Non c'erano margini per fare diversamente"
"La distanza di 4 metri proposta dall'Inail? Meglio la bancarotta - commenta Palù - Un metro corrisponde alle linee guida internazionali, direi che è ragionevole calcolando un rapporto costi/benefici che però manca, nessuno ha fornito un documento ragionato sulla valutazione del rischio. Non c'erano molti margini per fare diversamente. Con un calo del Pil del 9%, un deficit e un debito pubblico alle stelle, una burocrazia tentacolare, non c'erano altre vie".

"Virus simile all'influenza, speriamo che col caldo scompaia"
"In realtà del virus sappiamo molto poco - continua Palù - L'analogia che possiamo fare, più che con Sars e Mers, è proprio con l'influenza. Quindi speriamo anche che con il caldo si attenui o scompaia, e che poi torni in forma più blanda, magari per restare endemico nel Mondo proprio come l'influenza o il raffreddore, causato a sua volta dai coronavirus".

"Fondamentali tamponi e test sierologici per evitare il ritorno del virus"
!In ogni caso - conclude Palù - aprire si può e si deve, come si deve farlo in maniera più consona e adeguata possibile. Dobbiamo essere pronti non a una chiusura completa, ma a isolare i focolai con un 'tracing' esteso dei contatti, e una campagna diagnostica ampia che faccia leva sui tamponi, ma anche sui test sierologici. Così possiamo ragionevolmente prenderci dei rischi, sapendo, come stiamo facendo qui in Veneto, di avere le spalle coperte da un sistema in grado di individuare e prevenire subito l'esplosione di nuovi focolai". 

					

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