Interdittiva antimafia

Treviso, sospetti legami con la 'Ndrangheta: il prefetto blocca impresa

Negata la licenza a una ditta operante nel commercio online di auto e moto. Dagli accertamenti è emerso che la procura di Trento aveva avanzato nei confronti del titolare l'accusa di associazione mafiosa

Treviso, sospetti legami con la 'Ndrangheta: il prefetto blocca impresa
Tgr Veneto
La facciata della prefettura di Treviso

Un rapporto d'affari che dal Veneto arrivava in Alto Adige e legava un'azienda di Treviso e una cosca attiva tra le province di Trento e di Bolzano.
È quanto emerso dalle indagini del gruppo interforze della prefettura di Treviso e che ha portato il prefetto della città Angelo Sidoti a emettere un'interdittiva antimafia, la prima del 2024 nella Marca, nei confronti di un impresa che opera nel commercio online di automobili nuove e usate.

I sospetti

Il titolare dell'impresa è Yassine Lemfaddel, 36enne di origini marocchine nato a Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, ma da anni residente con la sua famiglia nel quartiere di San Zeno. L'uomo, secondo gli inquirenti, sarebbe legato alla famiglia 'ndranghetista Italiano-Papalia di Delianuova, radicata da tempo anche in Trentino Alto Adige.

Licenza rifiutata

Lemfaddel aveva richiesto una nuova licenza per avviare la sua attività anche in provincia di Treviso. Dai controlli seguenti è emersa l'accusa mossa nei suoi confronti dalla Direzione distrettuale antimafia di Trento di concorso esterno in associazione mafiosa. Il sospetto è che l'attività di commercio di auto e moto online coprisse attività illecite. 

Ferito in una sparatoria

Lamfaddel è conosciuto per un altra grave vicenda di cronaca. Nel 2017 scampò a una sparatoria a Bagnoli di Sopra, nel padovano. Il 36 enne, insieme a un altro uomo, Francesco Mazzei, minacciò e aggredì con un coltello l'ex datore di lavoro, Benedetto Allia. Quest'ultimo reagì, sparando con il suo fucile. Mazzei morì sul colpo. Lamfaddel rimase ferito.