Processo Miteni e Pfas, a Vicenza ultima udienza per quest’anno

Testimoniano i tecnici della società di consulenza ambientale di cui si era servita Miteni per i problemi di inquinamento. Emerge che le relazioni prodotte sono state cambiate su richiesta di uno degli imputati

Due relazioni tecniche sullo stato della contaminazione, entrambe modificate in corsa per intervento di uno degli imputati. Al processo Miteni a Vicenza l’accusa ha chiamato a deporre i tecnici di Erm, società di consulenza ambientale. Il nodo, proprio quelle due relazioni - che avevano curate per Miteni. La prima è del 2008, quando i proprietari dell’azienda erano i giapponesi di Mitsubishi. La seconda del 2009, coi nuovi padroni di Icig. Entrambe segnalano due cose: che la barriera idraulica installata per arginare la fuoriuscita degli inquinanti ha delle falle e va implementata. E che in falda esiste  un quantitativo di Pfoa centinaia di volte superiore ai limiti di soglia stabiliti negli Stati Uniti, gli unici allora esistenti. Per entrambe quelle relazioni, uno dei 15 imputati, Mario Fabris, direttore tecnico di Miteni e delegato alla sicurezza, ha chiesto di intervenire. E Dalla versione finale dei documenti il dato sui valori di Pfoa scompare. Sul Perché sia successo questo, le ricostruzioni dei testi di Erm divergono: il geologo Roberto Ferrari aveva detto che è successo per volontà del suo responsabile, Giuseppe Filauro. Che nega questa ricostruzione. Più in generale, emerge che sia Mitsubishi, sia Icig sapessero del problema Pfas in falda, senza però denunciarlo. Gli avvocati di parte civile hanno messo in luce queste contraddizioni. Ma anche quelli della difesa hanno attaccato: se Erm ha individuato criticità, perché non ha mai messo per iscritto la necessità di avvisare le autorità? Prossima udienza il 12 gennaio.