La crisi non è uguale per tutti

Cambiamento climatico, sempre più divisivo sui social

Dallo studio condotto da ricercatori inglesi e italiani, tra cui il professor Quattrociocchi, e pubblicato sulla rivista scientifica "Nature Climate Change", emerge che a spingere in questa direzione sono soprattutto gli scettici

L’emergenza climatica è un tema dalla gravità universalmente condivisa? I social dicono di no.

Infatti, stando allo studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Nature Climate Change che ha analizzato milioni di tweet tra il 2014 e il 2021 inerenti alla COP (Conference of the Parties on Climate Change), ci si accorge di come lo scetticismo climatico stia crescendo quattro volte più velocemente rispetto ai contenuti pro-clima.

Poiché nelle piazze virtuali si rispecchia il mondo reale, l’analisi dei social network si rivela, ancora una volta, una buona cartina di tornasole per evidenziare luci e ombre del sentire comune e anche del dibattito politico.

L’indagine condotta da ricercatori inglesi e italiani sul dibattito intercorso tra la Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2014 (COP-20 di Lima) e quella dello scorso anno (COP-26 di Glasgow), ha permesso di tracciare gli argomenti più rilevanti e i momenti salienti in cui è stato condiviso il maggior numero di post associati allo scetticismo sul clima.

Lo scetticismo è anche quello di chi non sente la crisi climatica come contingente e non solo pone altre priorità nell’immediato presente, ma può addirittura giungere alla sua negazione.

Frasi come: “Il cambiamento climatico non sta avvenendo”, “le soluzioni per attenuare il cambiamento climatico non funzionano” e “gli attivisti e gli scienziati non sono credibili”, sono tra le affermazioni che comunemente si trovano nei profili di coloro che si oppongono alle politiche climatiche.

Dall’altra parte, tra coloro che sono allarmati dall’emergenza climatica, gli argomenti ruotano attorno all'attivismo per il clima, con un'enfasi specifica sulle proteste dei giovani, i diritti delle popolazioni indigene e la necessità di una "giustizia climatica".

Il format di fruizione dei contenuti non è nuovo e non riguarda solo la crisi climatica: si diffonde sulle piattaforme un contenuto divisivo, la discussione si radicalizza e si formano due fazioni distinte, rinchiuse ognuna nella propria narrativa e forti delle proprie certezze.

Lo studio rivela che l'analisi dei tweet ha svelato una polarizzazione sulle politiche climatiche che non aveva mai raggiunto questi livelli, identificando l’anno degli scioperi globali del clima, il 2019, come un punto chiave in cui lo scetticismo climatico è cresciuto.

Dalla moltitudine scomposta dei tweet, è emersa anche una connessione specifica tra la tematica della crisi climatica e la polarizzazione politica. Se i post degli oppositori del cambiamento sono stati condivisi 16 volte più spesso durante la COP-26 rispetto a post simili durante la COP21, ciò deriva dal crescente interesse delle forze politiche di area conservatrice (soprattutto i Repubblicani statunitensi, i Conservatori canadesi e i favorevoli alla Brexit nel Regno Unito) nell’ostilità alle misure per arginare la crisi. La crescente radicalizzazione delle opinioni intorno all’emergenza, insomma, è accesa dal maggiore impegno della parte politica contraria all'azione per il clima.

Esiste, tuttavia, anche un argomento comune che surriscalda gli animi di entrambe le parti: la critica all'ipocrisia politica, in particolare sull’uso di voli privati, una risorsa a cui appellarsi nel caso dei gruppi che si oppongono all'azione per il clima, per tentare di rimandare gli interventi reali.

Una considerazione riguardo alle conseguenze di queste accuse comuni e diffuse è il fatto che la critica alla ipocrisia politica potrebbe offrire una porta d'accesso, per gli utenti non ancora coinvolti in questa discussione online, alla echo chamber (luoghi, come ad esempio le piattaforme social, le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all'interno di un sistema definito) degli scettici e quindi favorire la diffusione del pensiero che il cambiamento climatico non sia poi così grave come rappresentato.

Quindi, anche se gli scettici dell’emergenza restano una minoranza, una crescente polarizzazione sulle politiche climatiche potrebbe condurre alla delegittimazione, fino anche al ritardo, degli interventi di contrasto alla crisi.

Per questo, come tutti i temi che coinvolgono l’opinione pubblica, la lotta all’emergenza climatica va avanti e si affronta anche a colpi di tweet.