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La nuova marcia verso Gerusalemme, si chiede il rilascio degli ostaggi prigionieri nella Striscia

La nuova marcia di protesta parte da Rèim, vicino al confine con Gaza, 4 giorni in cui si chiederà al governo di raggiungere un accordo con Hamas per il rilascio dei rapiti il 7 ottobre ancora prigionieri dei terroristi nella Striscia

Ancora una volta gli israeliani marciano verso Gerusalemme per chiedere il rilascio degli ostaggi rapiti il 7 ottobre. L' organizzazione dei familiari degli ostaggi che si riunisce in un'associazine è una sorta di “diplomazia parallela” fatta di esperti, ex-diplomatici, cittadini comuni, attivisti, e tutti coloro che hanno manifestato prima del 7 ottobre, contro la contestata riforma della giustizia voluta dal governo Netanyahu. Sarebbero almeno un centinaio gli ostaggi vivi nelle mani dei terroristi.

Oggi circa 150 israeliani hanno lanciato una marcia di protesta di 4 giorni da Rèim, vicino al confine con Gaza, chiedendo al governo di raggiungere un accordo con Hamas per il rilascio dei loro cari ancora prigionieri nella Striscia. Intanto il bilancio delle vittime di Gaza si avvicina a 30.000 mentre i gruppi umanitari avvertono di una carestia "imminente". 91 persone sono state uccise durante i bombardamenti israeliani notturni, ha detto il ministero della Sanità. 

I mediatori di Egitto, Qatar e Stati Uniti hanno cercato di trovare una via per un cessate il fuoco in mezzo agli aspri combattimenti, con i negoziatori che cercano una pausa di sei settimane in una guerra durata quasi cinque mesi. Dopo un'intensa attività diplomatica, i mediatori hanno affermato che un accordo potrebbe finalmente essere a portata di mano, compreso il rilascio di alcuni ostaggi, in cambio di diverse centinaia di detenuti palestinesi detenuti da Israele. La pausa nei combattimenti potrebbe essere concordata prima dell’inizio del Ramadan, il mese di digiuno musulmano che inizia il 10 o l’11 marzo, a seconda del calendario lunare.

La speranza della comunità internazinale è che ci sia il cessate il fuoco, che permetta ai civili, per lo più donne e bambini, di accedere agli aiuti e alle cure necessarie previste dal diritto internazionale umanitario e ovviamente anche agli ostaggi di essere liberati.