L'intervista

Perché è morto Navalny? L'opinione del presidente dell'associazione Memorial: "Un reato continuato"

Lo spiega al Tg3 Alexander Cherkassov, capo dell'ong promotrice dei diritti umani, chiusa a Mosca per volere del governo e premiata col Nobel per la pace nel 2022: "Il carcere si è tradotto, per lui, nel proseguimento di un tentativo di omicidio"

Alexander Cherkassov, intervistato dal Tg3, è chiarissimo: “I criminologi lo chiamerebbero reato continuato, che non è cominciato con l’avvelenamento nel 2020 ma già da prima”. Questa la sua interpretazione della morte di Alexei Navalny in un carcere siberiano.

Presidente di Memorial, associazione dei diritti umani e Premio Nobel per la pace nel 2022, poi chiusa da Mosca, Cherkassov spiega: “Occorrerebbe vedere i video delle telecamere di sorveglianza, della cella, del cortile. Anche se crediamo alle notizie ufficiali, le durissime condizioni di detenzione sono state determinanti. Navalny ha trascorso più di 300 giorni in celle di punizione, si è ammalato più di una volta”.

Il carcere si è tradotto nel proseguimento di un tentativo di omicidio” sintetizza Cherkassov. E conclude: “Tutti devono risponderne, fino a Vladimir Putin, il mandante di questo delitto”.