Milano

L'ultimo saluto al maestro Pollini, camera ardente nel Teatro alla Scala e l'omaggio del quartetto

Il sovrintendente Meyer: "Pollini ambasciatore italiano della bellezza mondiale". Sala: “Ci sono dei luoghi definiti ‘le case dei milanesi’, vale per il Duomo, per Palazzo Marino, ma anche per la Scala, quindi era doveroso aprirla per Pollini"

Il quartetto della Scala ha omaggiato il feretro del maestro Pollini, alla presenza del sindaco Sala e del sovrintendente Meyer, e della moglie e del figlio del direttore d'orchestra scomparso a Milano lo scorso 23 marzo, all'età di 82 anni. “Abbiamo chiesto al quartetto della Scala di suonare Webern perché era a casa”, ha spiegato Meyer. 

Il Maestro è stato ricordato in una camera ardente allestita nel foyer dell’iconico teatro, con brani di Beethoven (Cavatina Op. 130) e Webern (Langsamer Satz). 

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha ricordato così il M° Pollini: "Ci sono dei luoghi a Milano che sono definiti le case dei milanesi, vale per il Duomo, il Palazzo Marino ma anche per la Scala, quindi era doveroso aprire la Scala per il Maestro Pollini. Dicevo alla Vedova, che ho avuto la fortuna di assistere all'ultimo concerto del Maestro, è stato un anno fa. Ovviamente Pollini aveva i suoi anni ma quando era al piano sembrava un uomo senza età. Trasmetteva un senso di presenza straordinaria. Un grande protagonista sia per qualità artistica, sia per le qualità umane". 

Rispondendo poi a una domanda sulla possibile iscrizione al Famedio (costruzione destinata alla sepoltura o alla memoria di personaggi illustri), il primo cittadino ha detto: "Lo vedremo adesso però diciamo che per quanto riguarda il mio giudizio personale la vedo solo come una cosa positiva. Poi ovviamente sentiremo un po' il consiglio cosa dice". 

Anche sull'ipotesi di dedicare una via o una piazza a Pollini così come ad Abbado, Sala ha spiegato: "Su personalità così importanti non possiamo neanche rischiare di banalizzare e di dare uno spazio insignificante e purtroppo di vie a Milano non ce ne sono nuove. Cambiare la denominazione scontenta i residenti perché devono ricambiare tutti i documenti, per cui stiamo aspettando di trovare un luogo che sia un luogo significativo".

Sono stati moltissimi i milanesi intenti a porgere l’ultimo saluto al direttore d’orchestra che ha segnato un importante periodo musicale, quello del “rinascimento”, come l’ha definito il sovrintendente Meyer che ha anche spiegato: "Pollini lascia in eredità molte cose: lascia prima di tutto una collezione estremamente bella e completa di ricordi, nastri e dischi. Si può sentire tutto quello che ha fatto: era molto meticoloso per qualità tecnica. Faceva venire tre o quattro pianoforti per scegliere quello giusto. Naturalmente lascia dietro di sé uno spirito che trovo bello in un momento complesso dello sviluppo della società. Quest’idea che la musica sia per tutti. Lui era anche un ambasciatore italiano della bellezza e della cultura mondiale”