Notizie di un'accelerazione, attacchi, chiarimenti. Un tema nuovamente aperto quello del fine vita in Piemonte. Alcuni organi di stampa hanno comunicato che la Regione, attraverso una circolare alle Asl, abbia stabilito nuove linee di indirizzo sul suicidio assistito. Argomento delicatissimo tornato alla cronaca per il caso dell'uomo di 40 anni della cintura torinese che, pur avendo ottenuto la validazione dei requisiti richiesti per legge, da oltre otto mesi è in attesa del via libera alla morte medicalmete assistita. "Informazioni inesatte", ha replicato il direttore della Sanità della Regione Antonino Sottile. "Non si tratta di linee guida: si tratta di una mera circolare esplicativa delle diverse sentenze della Corte e non è stato detto che sarà la Regione a pagare il farmaco fine-vita". Un chiarimento apprezzato dal movimento pro-vita che aveva accusato la Regione di "finanziare la morte dei cittadini". Ora quello che deve però essere chiarito e se a pagare il farmaco, che deve essere fornito alle Asl, sarà il paziente o il servizio sanitario, per cui è stata avviata un'interlocuzione con il ministero della Salute.
Non ci sarà una legge regionale
Certo è che non ci sarà una legge regionale e mancando una legge nazionale la responsabilità resta ai medici e alle strutture, che si muovono seguendo le decisioni della Corte costituzionale. Ma senza regole precise. I tempi, perciò, si allungano. Se fossero garantite a tutti le cure palliative e fossero attivate tempestivamente, cosa che non accade dai dati della Faro, si permetterebbe ai pazienti di affrontare l'ultimo tratto della vita con dignità. E forse calerebbe drasticamente la domanda di suicidio assistito.
