Non rimane che un mucchio di legna incenerita. Il Drago di Vaia, l'opera realizzata da Marco Martalar sull'Alpe Cimbra in Trentino con ciò che era rimasto dopo la violenza della tempesta Vaia è stato completamente distrutto dalle fiamme.
Il rogo, ben visibile da molto lontano nella notte tra martedì 22 e mercoledì 23 agosto, ha allertato molte persone che hanno immediatamente avvertito i vigili del fuoco. Sul posto i volontari di Lavarone che hanno spento le fiamme. Ma per il Drago ormai non c'era più nulla da fare.
L'opera, di circa sei metri di altezza per sette di lunghezza, realizzata 3 anni fa, era diventata una star dei social e meta di migliaia di visite, in cerca di uno scatto da postare su Instagram.
Lo sconforto del sindaco di Lavarone
Si è sfogato con un post su Facebook, il sindaco di Lavarone, Isacco Corradi.
“Cosa avrai fatto di tanto male?”, è la domanda retorica che idealmente il primo cittadino pone al Drago. “Ho solo una speranza che quello che è successo sia stato un errore per quanto stupido e non un atto voluto. La giustizia farà il suo corso ma quale può essere la pena per aver ucciso un Drago?”
La raccolta fondi su Gofund.me
Insieme al post, Corradi ha anche lanciato un crowdfunding sulla piattaforma Gofund.me per raccogliere la somma necessaria a ricostruire l'opera. Anzi, a costruirne una nuova, dato che di quella data alle fiamme non resta più nulla. Obiettivo della raccolta, 50mila euro. Tanto servirebbe per restituire a Lavarone quello che era diventato ormai universalmente il suo simbolo. In poche ore, la piattaforma ha raccolto già migliaia di euro, e l'obiettivo sembra a portata di mano.
Scoraggiato l'artista veneto Marco Martalar
“Se si è trattato di un rogo doloso, è veramente triste. Non si capisce il senso di questa cosa”, le parole cariche di sconforto del papà del Drago, l'artista veneto Marco Martalar. La scultura era stata progettata per resistere al vento forte e persino ai fulmini. “Non avevamo pensato però che avrebbe dovuto resistere anche all'uomo”, ha detto Martalar.