ITALIA
Dall'incontro nel locale alla fuga con il telefonino
Omicidio Ashley: nell'Ordinanza del giudice, il 'film' dell'assassinio

C'è il "film" dell'omicidio di Ashley Olsen nell'ordinanza di custodia cautelare per Cheik Diaw, il giovane senegalese accusato di aver ucciso a Firenze la 35enne americana, firmata dal gip Matteo Zanobini. Nonostante le diverse versioni date dal giovane, prima sentito come testimone e poi in stato di fermo dal pm, dalle testimonianze e dai riscontri citati nelle carte emerge quanto sarebbe accaduto, proprio come in fotogrammi simili a quelli delle telecamere di sicurezza che hanno immortalato Diaw nei pressi della casa della ragazza in via Santa Monaca nell'Oltrarno fiorentino.
Alle 4 del mattino di venerdì 8 gennaio, poche ore prima di essere uccisa, Ashley entra al locale notturno 'Montecarla' in compagnia di amici. Una dei esse ha raccontato di come Ashley avesse cominciato a intrattenersi con una persona, definita "un soggetto poco raccomandabile" e di avere insistito perchè Ashley desistesse, fino a litigare con lei. La "persona", riconosciuta dal buttafuori del locale in Cheik Diaw, si era poi allontanata con la ragazza americana intorno alle 6. Poco dopo, alle 7.15, c'è un'altra testimone che vede i due "sbucare" da una strada vicina a via Santa Monaca ed entrare nel portone al civico 3, dove abitava Ashley: lei ha aperto il portone e insieme sono entrati.
E' lo stesso Diaw che racconta di essere poco dopo uscito per comprare le sigarette e di avere le chiavi di casa della ragazza: in effetti viene visto da almeno due testimoni mentre cerca di aprire un portone sbagliato verso le 8:45 e di avere indirizzato l'uomo verso il numero civico giusto. Sarebbe stato subito dopo, sempre nel racconto di Diaw, il rapporto consenziente con la ragazza e quindi il litigio con lei quando gli ha chiesto di andarsene. Ha ammesso di averla spinta e colpita facendola cadere, di averle fatto sbattere la testa a terra e, visto che si lamentava, di averla presa per il collo con le mani per sollevarla, adagiandola sul letto.
Ma per gli esami autoptici la stretta al collo è stata compiuta con qualcosa di simile ad un laccio per lasciare i segni riscontrati. E Diaw, per il giudice, avrebbe agito con "una violenza straordinaria e gratuita". Una vicina di casa che abita ad un piano più alto dello stabile ha detto di aver sentito delle urla femminili "di rabbia e di terrore" tra le 9 e le 10 di venerdì mattina. Più o meno l'ora alla quale Diaw ha ammesso di essersi allontanato da casa di Ashley prendendo il suo cellulare. Proprio quel cellulare cercato per giorni dagli inquirenti tradirebbe Diaw. L'uomo ha raccontato di aver inserito praticamente subito dopo la sim del cellulare di Ashley nel suo telefono e di aver formato le prime due cifre di un numero di emergenza per dare l'allarme: 11. Ma gli inquirenti hanno accertato che la sim è stata usata da Diaw non prima delle 14:31: "un maldestro tentativo di nascondere le prove della sua presenza nell'abitazione della vittima", scrive il gip, dalla quale peraltro un testimone lo avrebbe visto uscire attorno alle 15, come se fosse tornato ancora sul luogo del delitto.
Alle 4 del mattino di venerdì 8 gennaio, poche ore prima di essere uccisa, Ashley entra al locale notturno 'Montecarla' in compagnia di amici. Una dei esse ha raccontato di come Ashley avesse cominciato a intrattenersi con una persona, definita "un soggetto poco raccomandabile" e di avere insistito perchè Ashley desistesse, fino a litigare con lei. La "persona", riconosciuta dal buttafuori del locale in Cheik Diaw, si era poi allontanata con la ragazza americana intorno alle 6. Poco dopo, alle 7.15, c'è un'altra testimone che vede i due "sbucare" da una strada vicina a via Santa Monaca ed entrare nel portone al civico 3, dove abitava Ashley: lei ha aperto il portone e insieme sono entrati.
E' lo stesso Diaw che racconta di essere poco dopo uscito per comprare le sigarette e di avere le chiavi di casa della ragazza: in effetti viene visto da almeno due testimoni mentre cerca di aprire un portone sbagliato verso le 8:45 e di avere indirizzato l'uomo verso il numero civico giusto. Sarebbe stato subito dopo, sempre nel racconto di Diaw, il rapporto consenziente con la ragazza e quindi il litigio con lei quando gli ha chiesto di andarsene. Ha ammesso di averla spinta e colpita facendola cadere, di averle fatto sbattere la testa a terra e, visto che si lamentava, di averla presa per il collo con le mani per sollevarla, adagiandola sul letto.
Ma per gli esami autoptici la stretta al collo è stata compiuta con qualcosa di simile ad un laccio per lasciare i segni riscontrati. E Diaw, per il giudice, avrebbe agito con "una violenza straordinaria e gratuita". Una vicina di casa che abita ad un piano più alto dello stabile ha detto di aver sentito delle urla femminili "di rabbia e di terrore" tra le 9 e le 10 di venerdì mattina. Più o meno l'ora alla quale Diaw ha ammesso di essersi allontanato da casa di Ashley prendendo il suo cellulare. Proprio quel cellulare cercato per giorni dagli inquirenti tradirebbe Diaw. L'uomo ha raccontato di aver inserito praticamente subito dopo la sim del cellulare di Ashley nel suo telefono e di aver formato le prime due cifre di un numero di emergenza per dare l'allarme: 11. Ma gli inquirenti hanno accertato che la sim è stata usata da Diaw non prima delle 14:31: "un maldestro tentativo di nascondere le prove della sua presenza nell'abitazione della vittima", scrive il gip, dalla quale peraltro un testimone lo avrebbe visto uscire attorno alle 15, come se fosse tornato ancora sul luogo del delitto.