ITALIA
Verso la beatificazione del giudice
Livatino: Ermini (Csm): "Modello di magistrato", Bassetti (Cei): "Con la mafia non si convive"
"La credibilità esterna della magistratura nel suo insieme e in ciascuno dei suoi componenti è un valore essenziale in uno Stato democratico, oggi più di ieri''. Sono le parole di Rosario Livatino citate dal vicepresidente del Csm, David Ermini

Domenica 9 maggio Rosario Angelo Livatino, giovane magistrato ucciso in un agguato di mafia il 20 settembre del 1990, sarà proclamato beato nella Cattedrale di Agrigento. La celebrazione inizierà alle 10 e sarà seguita in diretta da Rai1.
Tra le varie iniziative legate a questo evento, questa mattina si è svolta la proiezione in anteprima, nel Palazzo dei Marescialli, del docufilm realizzato da Tv2000, dal titolo "Picciotti, che cosa vi ho fatto?". Presenti il capo dello Stato, Sergio Mattarella, la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, il presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Gualtiero Bassetti e David Ermini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.
"Credibilità è valore essenziale per i magistrati"
"La credibilità esterna della magistratura nel suo insieme e in ciascuno dei suoi componenti è un valore essenziale in uno Stato democratico, oggi più di ieri''. Sono le parole di Rosario Livatino citate dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, nel suo intervento dopo la proiezione del docufilm.
"Livatino è il modello a cui ciascun magistrato ha il dovere di ispirarsi per guadagnarsi la fiducia dei cittadini, fonte primaria ed esclusiva della legittimità del suo agire", ha detto Ermini. "Per il Consiglio superiore è un onore aver ospitato oggi l'anteprima del docu-film su Livatino alla vigilia della cerimonia di beatificazione", ha sottolineato Ermini al termine della proiezione.
"Giudice stimato da tutti per le doti professionali, il senso delle istituzioni e la straordinaria umanità, Livatino sarà il primo magistrato beato nella storia della Chiesa. Martire della giustizia e indirettamente della fede, come lo definì Giovanni Paolo II".
"Essere credibili, ecco l'insegnamento di un uomo e di un magistrato esemplare - ha evidenziato il vicepresidente del Csm - Un uomo semplice e misericordioso e insieme determinato e coraggioso. Un magistrato schivo e per nulla carrierista e insieme rigoroso e tenace. Capace, da sostituto procuratore, di condurre delicate indagini contro la mafia e gli intrecci corruttivi con politici e imprenditori e di colpire duramente le cosche agrigentine confiscandone i beni".
Ermini ha poi riportato ancora le parole di Livatino: ''L'indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, tuttora consentiti ma rischiosi, nella rinuncia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza".
E ha concluso: "In questi anni abbiamo commemorato la ricorrenza di tanti, troppi magistrati caduti sotto il fuoco della mafia e del terrorismo. Ogni volta, ricordandone i nomi, ho pensato alla loro età. Livatino è stato ucciso a 37 anni, tra pochi mesi ne avrebbe compiuti 70, a un passo dalla pensione. Nei nostri cuori, il giovane Rosario è e sempre sarà, per rubare il verso del poeta, la nostra meglio gioventù".
Bassetti: "Con la mafia non si convive. Mai inchini"
"Con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun deprecabile inchino". Così il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Nel suo discorso, Bassetti ha ricordato che domenica 9 maggio, il giovane magistrato assassinato dalla stidda agrigentina verrà proclamato beato perché ucciso in "odio alla fede".
"Una beatificazione che avviene in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la mafia colpevole di "calpestare il diritto santissimo di Dio" e di "uccidere" vite innocenti. Ancora oggi sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la sua omelia: "Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!".
"La malavita è inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte dell'anima delle persone. Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l'assenza della certezza del diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino".
Tra le varie iniziative legate a questo evento, questa mattina si è svolta la proiezione in anteprima, nel Palazzo dei Marescialli, del docufilm realizzato da Tv2000, dal titolo "Picciotti, che cosa vi ho fatto?". Presenti il capo dello Stato, Sergio Mattarella, la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, il presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Gualtiero Bassetti e David Ermini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.
"Credibilità è valore essenziale per i magistrati"
"La credibilità esterna della magistratura nel suo insieme e in ciascuno dei suoi componenti è un valore essenziale in uno Stato democratico, oggi più di ieri''. Sono le parole di Rosario Livatino citate dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, nel suo intervento dopo la proiezione del docufilm.
"Livatino è il modello a cui ciascun magistrato ha il dovere di ispirarsi per guadagnarsi la fiducia dei cittadini, fonte primaria ed esclusiva della legittimità del suo agire", ha detto Ermini. "Per il Consiglio superiore è un onore aver ospitato oggi l'anteprima del docu-film su Livatino alla vigilia della cerimonia di beatificazione", ha sottolineato Ermini al termine della proiezione.
"Giudice stimato da tutti per le doti professionali, il senso delle istituzioni e la straordinaria umanità, Livatino sarà il primo magistrato beato nella storia della Chiesa. Martire della giustizia e indirettamente della fede, come lo definì Giovanni Paolo II".
"Essere credibili, ecco l'insegnamento di un uomo e di un magistrato esemplare - ha evidenziato il vicepresidente del Csm - Un uomo semplice e misericordioso e insieme determinato e coraggioso. Un magistrato schivo e per nulla carrierista e insieme rigoroso e tenace. Capace, da sostituto procuratore, di condurre delicate indagini contro la mafia e gli intrecci corruttivi con politici e imprenditori e di colpire duramente le cosche agrigentine confiscandone i beni".
Ermini ha poi riportato ancora le parole di Livatino: ''L'indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, tuttora consentiti ma rischiosi, nella rinuncia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza".
E ha concluso: "In questi anni abbiamo commemorato la ricorrenza di tanti, troppi magistrati caduti sotto il fuoco della mafia e del terrorismo. Ogni volta, ricordandone i nomi, ho pensato alla loro età. Livatino è stato ucciso a 37 anni, tra pochi mesi ne avrebbe compiuti 70, a un passo dalla pensione. Nei nostri cuori, il giovane Rosario è e sempre sarà, per rubare il verso del poeta, la nostra meglio gioventù".
Bassetti: "Con la mafia non si convive. Mai inchini"
"Con la mafia non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun deprecabile inchino". Così il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Nel suo discorso, Bassetti ha ricordato che domenica 9 maggio, il giovane magistrato assassinato dalla stidda agrigentina verrà proclamato beato perché ucciso in "odio alla fede".
"Una beatificazione che avviene in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la mafia colpevole di "calpestare il diritto santissimo di Dio" e di "uccidere" vite innocenti. Ancora oggi sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la sua omelia: "Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!".
"La malavita è inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte dell'anima delle persone. Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l'assenza della certezza del diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino".