Il report che denuncia un eccessivo consumo di carne

Peste suina, interviene il Wwf: "Basta allevamenti intensivi"

"Produrre proteine animali in maniera sempre più intensa e a costi sempre più bassi è il modo migliore per condannarci ad un futuro di malattie". Il 75% delle nuove malattie è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale

Peste suina, interviene il Wwf: "Basta allevamenti intensivi"
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Maiali e peste suina. "Il consumo mondiale di carne è più che raddoppiato negli ultimi 20 anni. Il 60% degli agenti patogeni che causano malattie umane provengono dagli animali domestici o dalla fauna selvatica" scrive il Wwf nel suo report

Influenza aviaria e peste suina. Per il Wwf sono due aspetti di un medesimo problema, quello dell'eccessivo consumo di carne e degli allevamenti intensivi. Nel report "Taccare con mano la crisi ecologica" emerge un dato che fa pensare: il 75% delle nuove malattie che hanno colpito gli uomini negli ultimi dieci anni proviene direttamente da animali o comunque da prodotti animali. Segno, per l'organizzazione internazionale non governativa di protezione ambientale, che qualcosa non va nel modo in cui viene gestita la filiera dell'allevamento degli animali e del consumo di carne.

Le due più recenti malattie, la prima letale per i suini, la seconda causata dai virus che colpiscono prevalentemente il pollame domestico e gli uccelli acquatici selvatici, oggi rappresentano le preoccupazioni più grandi per la zootecnia italiana e non solo, poiché si registrano casi di queste due malattie in tutto il mondo, con nuovi preoccupanti focolai in Europa. "La transizione ecologica che auspichiamo per rendere possibile un nostro futuro sul Pianeta deve assolutamente rifondare il sistema alimentare. Immaginare di produrre proteine animali in maniera sempre più intensa e a costi sempre più bassi è il modo migliore per condannarci ad un futuro di malattie, di crisi insormontabili e di libertà negate".

La peste suina ha richiesto misure speciali per cercare di arginarla, creando dei mini lockdown territoriali, dopo che erano scoppiati dei focolai in 78 comuni del Piemonte e in 36 comuni della Liguria. Per il Wwf la diffusione a gennaio di peste suina e influenza aviaria in Italia è legata "all'insostenibilità delle condizioni di allevamento intensive di suini e di pollame, oltre che all'aumento dei contatti tra specie selvatiche e specie allevate. Fra i fattori che potrebbero aver contribuito alla diffusione anche il commercio e trasporto illegali di animali e carni, e lo scorretto smaltimento dei rifiuti prodotti dagli allevamenti e delle carcasse di animali infetti, che possono essere inclusi nei mangimi per avicoli e suini". Inoltre, si legge nel report, quel che preoccupa è che "le misure di contenimento dell'epidemia di peste suina e influenza aviaria previste dalle normative nazionali ed europee risulteranno misure palliative legate ad una situazione emergenziale senza un ripensamento dei nostri sistemi produttivi e di consumo, soprattutto quello di carne. Il totale degli animali allevati per il consumo di carne (circa 20 miliardi di polli, 1 miliardo di maiali, 1,5 miliardi di mucche e 1 miliardo di pecore) è circa 3 volte superiore al numero di persone esistenti sul nostro Pianeta (quasi 8 miliardi). A fronte di una popolazione umana in continua crescita non possiamo pensare di continuare ad aumentare il consumo di carne a queste condizioni intensive di sfruttamento e alterazione degli equilibri ecologici, ma bisogna invece ridurre il consumo di carne a favore di diete sane e a base vegetale", ha detto Isabella Pratesi, direttore Conservazione WWF Italia. 

"Il consumo mondiale di carne è più che raddoppiato negli ultimi 20 anni. Il 60% degli agenti patogeni che causano malattie umane provengono dagli animali domestici o dalla fauna selvatica. Circa il 75% delle nuove malattie che hanno colpito l'uomo negli ultimi 10 anni è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale. Queste malattie, di cui fa parte anche il Covid-19, vengono appunto definite zoonosi, termine che indica il passaggio di un virus da un animale all'uomo, e ci mostrano ancora una volta come ridurre progressivamente, ma rapidamente, tutte le attività antropiche distruttive per gli ecosistemi possa abbattere i rischi di pandemie, irrobustendo le nostre difese e quelle degli ecosistemi. Tutti i nostri comportamenti che infiggono danni al Pianeta, finiscono per ripercuotersi anche su di noi. Dovremmo averlo capito", conclude la nota del Wwf.