A Piazza del Popolo, a Roma

Meloni chiude il decennale di Fratelli d'Italia: "Scommessa vinta, ho creduto in questo progetto"

La premier alla kermesse che celebra i primi dieci anni del suo partito: "Possiamo diventare il grande partito conservatore italiano per il quale abbiamo lavorato. Su di noi racconto irreale, il consenso cresce perché ora la realtà viene fuori"

Giorgia Meloni alla festa di Fratelli d'Italia
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Giorgia Meloni alla festa di Fratelli d'Italia

Una scommessa vinta, durata dieci anni: così Giorgia Meloni chiude la festa del suo partito, quel Fratelli d’Italia vincitore delle elezioni dello scorso 25 settembre. Vittoria che le ha permesso di planare su Palazzo Chigi come prima donna presidente del Consiglio nella storia d’Italia.

La premier sale in un clima festante sul palco della kermesse dei “patrioti” (come ama definire non solo i membri del movimento, fondato con Ignazio La Russa, Guido Crosetto e altri fedelissimi nel 2012, ma tutti coloro che hanno a cuore l’amor di patria e le sorti della “nazione” – termine che preferisce a “Paese”). Giorgia Meloni è arrivata a Piazza del Popolo, nella tensostruttura che ha ospitato il decennale di FdI, accolta da tanti applausi, molti selfie e dai cori inneggianti “Giorgia, Giorgia!”.

Giorgia Meloni accolta dalla folla a Piazza del Popolo
Giorgia Meloni accolta dalla folla a Piazza del Popolo (LaPresse / Roberto Monaldo)

“Ho sempre creduto nel progetto di Fratelli d’Italia”

“Tutti erano certi che il partito non sarebbe sopravvissuto” dice ancora la presidente del Consiglio. E invece, per un piccolo movimento con numeri da “riserva indiana”, arrivato a conquistare il governo dell’Italia, è più che una rivincita. “Ho sempre creduto che questo progetto potesse funzionare” aggiunge ancora Meloni, ricordando che “questa festa guarda al futuro”, ai prossimi successi elettorali di Fratelli d’Italia, “senza dimenticare da dove veniamo”, vale a dire il bagaglio culturale e ideologico che si raccoglie intorno alla “fiamma tricolore”, emblema così controverso e contestato ma fieramente nel simbolo di FdI.

“Il governo è sempre una cosa rischiosa da questo punto di vista” prosegue la premier, aggiungendo subito dopo: “È la sfida che decide se tu sei veramente all'altezza del compito, se riesci a fare quello che avevi promesso; se riesci a non perderti, se riesci a non cambiare; se riesci a non montarti la testa e ad essere esattamente la persona, la realtà e le idee che i cittadini volevano al governo della nazione”.

“Il consenso cresce perché la realtà viene fuori”

Per questo, spiega ancora la premier, “il governo dimostra sia che una classe dirigente c'era, ma anche che non c'era difficoltà ad aprire a personalità non politiche della nostra area culturale, che avrebbero potuto dare un contributo”, a conferma che quel piccolo partito battagliero e fieramente “contro” era animato da personalità con senso delle istituzioni, non soltanto mossi dall’amor di patria. “Quando governi, certi racconti interessati che sono stati fatti su chi saresti, molto diversi da ciò che sei davvero, diventano più difficili. Io credo che questa sia la ragione per la quale sta salendo il consenso per FdI, perché tanti guardavano a noi con interesse ed erano spaventati perché veniva fatto su di noi un racconto che era irreale. Oggi la realtà viene fuori e spero che quei sondaggi continuino a crescere per questo. Spero di poter convincere altre persone che non eravamo quello che i nostri avversari politici raccontavano in giro” aggiunge Meloni.

L’impegno, quindi, è rivolto al lavoro che attende questo partito relativamente giovane, passato dall'1,96% delle politiche 2013 al 26% delle ultime consultazioni elettorali. Un lavoro che “può farlo diventare il grande partito conservatore italiano” scandisce la presidente del Consiglio.

Giorgia Meloni sul palco della kermesse
Giorgia Meloni sul palco della kermesse (LaPresse / Roberto Monaldo)

I temi del dibattito: dalla manovra ai migranti, dall’Europa ai rapporti con gli alleati

Passando, poi, ai temi centrali del dibattito politico di questi giorni, e dei suoi primi due mesi di governo, la premier risponde a Confindustria a proposito delle critiche rivolte sulla manovra: “Più della metà delle risorse le abbiamo usate per mettere in sicurezza le imprese. Quando, come fa Confindustria, mi si dice che devo fare di più, mi si dica anche dove prendere le risorse. Quando queste realtà legittimamente fanno le loro osservazioni, sono legittimi portatori di interessi, poi non hanno come noi la responsabilità di far quadrare il cerchio” spiega più in dettaglio la presidente del Consiglio. Sul Reddito di cittadinanza, altro punto centrale della manovra targata Meloni, dice: “Intervenire sul Reddito non è un modo di odiare i poveri, come dice la sinistra, ma si fa questa scelta perchè non si vogliono sfruttare i poveri per fare campagna elettorale”.

Sempre sulla manovra economica, Meloni riconosce di aver “trovato bizzarre le posizioni di alcuni sindacati. La Cgil dice che è una manovra contro i poveri, poi quando viene al confronto con il governo difende il pos e dice che è discutibile la scelta di indicizzare di più le pensioni minime piuttosto che quelle alte; è una cosa che da un sindacato di sinistra non mi aspetterei”.

Altro tema caldo, i migranti: “L'Italia ha smesso di accettare supinamente qualcosa di inaccettabile e ha alzato la testa: il risultato è che si parlerà del problema” scandisce dal palco della kermesse. E sullo scontro con la Francia di Macron, divisa da Roma proprio sul tema dell’accoglienza dei migranti, aggiunge: “L'Italia pone il problema in Europa, che come stiamo gestendo la questione migratoria è un errore. Mi fa sorridere come certa stampa racconta la vicenda: ma con Macron Meloni si è vista, si è parlata? Non stiamo alle elementari. I rapporti sono meno personali e più politici. Italia e Francia difendono gli interessi nazionali consapevoli che poi si deve trovare una soluzione”.

Chiarendo, tra una cosa e l’altra, di “leggere pochissimo i giornali”, da cui non vuole “essere condizionata”; e che “non mi sono pentita di niente di quanto ho fatto in questi due mesi. Faccio esattamente quello che penso sia giusto fare”, perché “non guardo al consenso, ai sondaggi ma alla curva del Pil, dell'occupazione, della ricchezza, di quanti figli si fanno”, la premier aggiunge poi che in Europa “dialoghiamo con tutti, cosa che ci rende centrali e ci fa contare di più: non c'è l'Europa di serie A e di serie B”.

In Consiglio dei ministri e nelle altre riunioni con gli alleati, la presidente del Consiglio puntualizza che “i rapporti sono ottimi: sono molto contenta della maggioranza e orgogliosa del clima che c'è. In passato, per fare una  manovra ci volevano ore e ore; a noi è bastata un'ora, tutti consapevoli della posta in gioco. Questo è un governo che esce da un voto chiaro, non da un gioco di palazzo. A noi interessa il risultato. Ringrazio Salvini, Berlusconi, gli alleati mi stanno rendendo il lavoro molto facile”.

Quindi, con un clima così collaborativo, la prospettiva di un governo di lunga durata è sempre molto più concreta: “Abbiamo stravolto i pronostici sulla tenuta di FdI, confido che faremo lo stesso sulla durata del governo” mette in chiaro Meloni. Così come “mi ero proposta di non fare questo governo se non potesse essere all'altezza di questa nazione”.

Il suo intervento è anche l’occasione per ricordare il capitano Fabio Antonio Altruda, precipitato a bordo del suo caccia vicino a Trapani martedì scorso. “Oggi la mamma mi ha molto commossa perchè mi ha detto Sarò forte come lei. A questa famiglia voglio mandare le condoglianze mie e del governo per questo ragazzo che si batteva per la bandiera tricolore, che noi faremo volare alta” ha concluso la premier.