È l'odio razziale il movente della strage in un negozio di Jacksonville, Florida, dove un uomo bianco di circa 20 anni ha ucciso tre afroamericani in in emporio della catena Dollar General e poi si è suicidato. Lo ha confermato lo sceriffo T. K. Waters, nel corso della conferenza stampa.
L'uomo era entrato armato nel negozio indossando vestito in abiti militari con giubbotto antiproiettile, maschera e guanti; con se aveva un fucile d'assalto e una pistola sulla quale aveva una svastica. Ha agito da solo e non c'erano indizi che facesse parte di un gruppo, riferisce lo sceriffo. Era stato segnalato per violenza domestica nel 2016 e l'anno dopo era stato ricoverato in una struttura psichiatrica.
Prima di compiere la strage ha chiamato i genitori chiedendo loro di diffondere su media e social media un suo manifesto razzista in cui diceva di odiare i "n....i e di volerli uccidere". Proprio dai genitori sarebbe partito l'allarme alle forze dell'ordine.
Il killer che ha compiuto la strage era stato visto poco tempo prima nella vicina campus della Edward Waters University, un'università frequentata prevalentemente da studenti afroamericani. In una nota, l'ateneo spiega che l'uomo era stato fermato da un agente di sicurezza nei pressi della biblioteca del campus. Alla sua richiesta di identificarsi è stato invitato ad andarsene ed è tornato alla propria auto.
La sparatoria di oggi arriva nel giorno del quinto anniversario del cosiddetto Landing Shooting, la sparatoria avvenuta il 26 agosto 2018 a Jacksonville, a un torneo di videogame. Il killer, David Katz, aveva ucciso due persone, ferito una decina e poi si era tolto la vita. Nei giorni scorsi i media locali avevano parlato dell'avvicinarsi dell'anniversario di uno degli episodi più tragici della città della Florida.
"È inaccettabile", ha detto il sindaco della città Donna Deegan alle Tv, "Una sola sparatoria è troppo, ma queste sparatorie di massa sono davvero difficili da sopportare".