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Attacco Usa al sito di Fordow, il "gioiello" del nucleare iraniano sepolto sotto la montagna

È il posto più protetto dell'Iran sotto metri e metri di roccia, fuori dalla portata delle bombe israeliane. Iran: "non ha subito gravi danni". Colpiti anche Natanz e Isfahan

Gli Stati Uniti hanno sganciato un "carico completo di bombe" sul sito strategico di Fordow e su altri due siti nucleari iraniani: Natanz e Isfahan. 

Con l'annuncio dell'operazione lampo dato in piena notte dal presidente Usa Donald Trump sul suo profilo social Truth, gli Stati Uniti, nel nono giorno della guerra tra Israele e Iran, entrano ufficialmente in guerra contro Teheran e a fianco di Tel Aviv colpendo "con grande successo" - sottolinea Trump - un sito-bunker considerato fino a questa notte inespugnabile. O quasi.

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Che cos'è Fordow

Fordow, il “gioiello nascosto” del programma nucleare iraniano, già da giorni era sotto i riflettori proprio per il fatto di essere uno dei principali siti di arricchimento dell'uranio della Repubblica islamica, sicuramente quello più impenetrabile. L'obiettivo strategico più ambito di Israele che, nonostante i ripetuti bombardamenti, finora non era riuscito ad annientare. 

Si tratta infatti di un complesso sotterraneo la cui origine risale al 2006-2007 quando l'Iran iniziò segretamente i lavori presso una ex base delle guardie rivoluzionarie del regime degli ayatollah. 

L'impianto, secondo gli esperti, svolgeva una funzione specifica cruciale nel ciclo nucleare: ospitava le centrifughe che arricchiscono l'uranio con un particolare processo di separazione dell'isotopo uranio-235, utilizzabile per le armi nucleari, dall'uranio-238 comune che si trova in natura e che ovviamente è impiegato anche per scopi civili. 

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Solo dopo che le intelligence occidentali, nel 2009, confermarono l'esistenza del sito a scopo bellico, Teheran ne rivelò l'esistenza all'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Da allora il sito di Fordow non ha mai smesso di essere al centro dell'attenzione dell'Aiea e delle potenze occidentali. 

A questo sito, del resto, si riferiva recentemente lo stesso Donald Trump parlando di una "real end", ovvero di una soluzione definitiva alla questione dello sviluppo del programma nucleare iraniano: Teheran - ha ribadito più volte la Casa Bianca - deve rinunciare allo sviluppo del nucleare per scopi militari, con le buone o con le cattive, ovvero "in modo volontario, con un negoziato" oppure con i bombardamenti contro i siti incriminati.

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Sepolto sotto una montagna

A differenza dei siti di Natanz e Isfahan nell'Iran centrale, Fordow - 20 chilometri a nord-est di Qom, la città santa sciita e "capitale spirituale" dell'Iran - è sepolto a una profondità stimata tra gli 80 e 90 metri sotto una montagna - fuori dalla portata delle bombe israeliane. 

Si ritiene che solo gli Stati Uniti siano in possesso di una bomba sufficientemente potente - la GBU 57/B Massive Ordnance Penetrator - da poter potenzialmente distruggere Fordow, stimato a 80-90 metri sotto una montagna. L'unico aereo certificato per trasportare l'arma da 6 metri è il B-2, non a caso i bombardieri che gli Usa ieri hanno deciso di dislocare verso la base navale di Guam.

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Entrato in funzione alla fine del 2011, Fordow è tecnicamente un sito per l'arricchimento dell'uranio ad alti livelli, capace di ospitare circa 3.000 centrifughe. Nel 2015, nell'ambito dell'accordo sul nucleare (Jcpoa), l'Iran accettò di interrompere l'arricchimento dell'uranio a Fordow e di convertire l'impianto in un centro di ricerca. 

Quando nel 2018, nel suo primo mandato presidenziale, Donald Trump ha ritirato unilateralmente gli Usa dal Jcpoa, l'Iran ha ripreso le attività di arricchimento a Fordow. Nel 2019, Teheran ha annunciato che avrebbe arricchito l'uranio al 5% e poi al 20%. 

Nel 2023, l'Aiea ha rilevato la presenza di uranio arricchito all'83,7%, un livello vicino a quello necessario per costruire armi nucleari (90%). Allora, le autorità iraniane hanno parlato di "fluttuazioni involontarie" dei livelli di arricchimento. 

Gli impianti di arricchimento dell'uranio di Natanz e Fordow sono simboli di due fasi del programma nucleare iraniano. Se Natanz è volto all'arricchimento di massa a basso livello dell'uranio, Fordow garantisce la sopravvivenza sotto pressione e la possibilita' di una "svolta" verso le armi nucleari. Fordow non è solo un impianto, ma una dichiarazione politica e strategica di Teheran, ha scritto di recente il Financial Times.

Gli altri siti colpiti: Natanz e Isfahan

Costruito in segreto ma rivelato pubblicamente nel 2002, il sito di Natanz è in grado di arricchire l'uranio fino al 60% di purezza e si ritiene che sia responsabile della produzione della maggior parte dell'uranio iraniano di qualità quasi militare. Natanz si trova a oltre 160 chilometri a sud di Teheran e la sua struttura è parte in superficie e parte sottoterra. Nel 2010 il virus informatico Stuxnet ha sabotato le sue centrifughe. Nel 2020 e nel 2021 due esplosioni distinte hanno danneggiato l'impianto.

La città di Isfahan, a sudovest della capitale, ospita una serie di importanti strutture militari, fra cui impianti nucleari, una grande base aerea e fabbriche associate alle produzioni di droni. Il sito ospita l'impianto in cui l'uranio naturale viene convertito per poi essere immesso nelle centrifughe di Natanz e Fordow. L'impianto, la cui costruzione è iniziata nel 1999, gestisce tre piccoli reattori di ricerca forniti dalla Cina, oltre a produrre il combustibile e altre attività per il nucleare civile iraniano.

servizio di Alessandro Marchetti sul sito di Fordow
servizio di Alessandro Marchetti sul sito di Fordow (Rainews24)

Le conseguenze dell'attacco

L'Agenzia internazionale per l'energia atomica delle Nazioni Unite ha annunciato che finora non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazioni nei siti nucleari  attaccati nella notte a Fordow, Natanz e Isfahan. ''L'Agenzia fornirà ulteriori valutazioni sulla situazione in Iran non appena saranno disponibili ulteriori informazioni'', si legge in una nota.

Il sistema di informazione antincendio della Nasa ha rilevato una significativa generazione di calore nei pressi dell'impianto iraniano di Fordow circa 30 minuti prima dell'annuncio degli attacchi da parte di Donald Trump. Lo riporta il New York Times. Di solito la Nasa riceve queste segnalazioni su aree che vengono bombardate o che producono calore significativo, a causa ad esempio di un incendio. Nell'ultimo mese non c'è stata nessuna rilevazione del genere nei pressi di Fordow.

"Contrariamente a quanto affermato dal presidente Donald Trump" il sito nucleare di Fordow "non ha subito gravi danni". Lo ha afferma Mohammad Manan Raisi, deputato del Parlamento iraniano di Qom, dove si trova l'impianto nucleare, sottolineando che "non si è verificata alcuna emissione di materiale pericoloso dal sito nucleare dopo l'attacco, poiché il materiale a rischio era stato evacuato dal sito". Lo riporta l'agenzia iraniana Mher. Anche il vicegovernatore di Qom, Morteza Heidari, ha affermato che solo una parte del sito di Fordow è stata attaccata, poiché il sistema di difesa aerea è stato attivato nell'area circostante.