Ponte Morandi, i pm: "Castellucci conosceva criticità dal 2009"
Per l'accusa l'ex numero uno di Aspi avrebbe dovuto attivarsi per controlli e manutenzioni. Martedì le richieste di pena per i 57 imputati
Non si pretende certo, dice l'accusa, che Giovanni Castellucci andasse di persona sugli stralli del ponte Morandi a controllarne lo stato di salute. Ma, sostiene la procura di Genova, era dovere dell'ex numero uno di Aspi attivarsi perché la sorveglianza e la successiva manutenzione venissero davvero fatte. E invece, l'affondo è del pubblico ministero Marco Airoldi, nel tempo l'allora amministratore delegato ha inanellato una catena di colpe che hanno portato al crollo del 14 agosto 2018. A tre anni dall'inizio del dibattimento, a quattro mesi dall'inizio della requisitoria, il finale delle arringhe dei pm è dedicato a lui, l'imputato principale. Che segue in videocollegamento dal carcere di Opera, dopo la condanna in via definitiva per un'altra strage, quella del bus precipitato in provincia di Avellino. L'accusa mette in fila mancanze e responsabilità, a cominciare dal 2009, anno in cui Castellucci è venuto a conoscenza delle criticità del viadotto. Per i pm, invece di chiedere più controlli depotenziò la società Spea che si sarebbe dovuta occupare della sorveglianza. Nel 2013, ecco quella che Airoldi definisce la pistola fumante: nel catalogo dei rischi viene inserita come ipotesi di catastrofe il crollo del Morandi per ritardi nella manutenzione. Una dicitura che nel tempo cambierà, fino a scomparire. E questo perché, secondo la procura, alla base delle scelte strategiche dell'ex top manager c'era la volontà di risparmiare per garantire più utili e dividendi. Prova ne è il totale delle spese per la manutenzione preventiva sul viadotto Polcevera: negli anni si è speso meno di 200mila euro, una cifra che l'accusa definisce più adatta per la ristrutturazione di una casa.
Domani toccherà all'altro pm che rappresenta l'accusa, Walter Cotugno, formulare le richieste di condanna - e anche qualche assoluzione - per i 57 imputati. Un momento fortemente atteso dai parenti delle 43 vittime, mentre Castellucci tramite i suoi legali continua a proclamarsi innocente. Dopo le richieste dei pm, sarà la volta delle parti civili. Poi, dopo una pausa, toccherà alle arringhe difensive.
Nel servizio le interviste a Emmanuel Diaz, fratello di Henry Diaz (una delle 43 vittime) e a Giovanni Paolo Accinni, avvocato difensore di Castellucci