I dati Inps

Torino e Vercelli maglia nera d'Italia per la perdita di artigiani

Il capoluogo regionale ha registrato la diminuzione maggiore in termini assoluti, 18mila in meno, la provincia la variazione percentuale negativa peggiore assieme a Teramo: -27,2% nell'ultimo decennio. L'analisi della Cgia di Mestre

Diminuiscono sempre di più le imprese artigiane
Imagoeconomica
Diminuiscono sempre di più le imprese artigiane

Sarti, calzolai, pellettieri, riparatori di elettrodomestici: mestieri e botteghe che in Italia continuano inesorabilmente a diminuire. Due province del Piemonte detengono un record negativo: negli ultimi dieci anni, Vercelli ha registrato la perdita maggiore di questo tipo di imprese a livello percentuale (-27,2%, al pari di Teramo), Torino in termini assoluti (-18.075).  L'analisi è stata condotta dall'Ufficio studi della Cgia, l'associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, su dati Inps.

Il record negativi di Vercelli e Torino

I dati si riferiscono al 2022. In confronto al 2012, in Italia si contano 324.605 artigiani in meno (1.542.299 contro 1.866.904 di dieci anni prima), per una diminuzione percentuale del 17,4%.
Il record negativo va alle province di Vercelli e Teramo, entrambe hanno registrato -27,2% (a Vercelli si contavano 5.062 artigiani nel 2022, erano 6.956 nel 2012, in termini assoluti sono diminuiti di 1.894 unità). Per quanto riguarda le altre province piemontesi, Biella è al settimo posto (-24,3%), Alessandria al nono (-23,6%), Novara al sedicesimo (-23%), Torino al 25esimo posto (-20,9%), Cuneo al 34esimo (-19,9%), Verbano-Cusio-Ossola al 35esimo (-19,7%), Asti al 44esimo (-18,8%).
In termini assoluti, la provincia di Torino ha registrato la perdita maggiore: -18.075. 
A livello regionale, il Piemonte ha perso 38.150 artigiani negli ultimi dieci anni: una variazione negativa del 21,4%: è al terzo posto dopo Abruzzo (-24,3%) e Marche (-21,6%). In valori assoluti è al secondo posto dietro la Lombardia, che ha perso 60.412 artigiani negli ultimi dieci anni (-17,5%).

 

Andamento degli imprenditori artigiani negli ultimi dieci anni per Regione
Andamento degli imprenditori artigiani negli ultimi dieci anni per Regione (Ufficio studi Cgia)

Le cause

“Il forte aumento dell’età media, provocato in particolar modo da un insufficiente ricambio generazionale, la feroce concorrenza esercitata dalla grande distribuzione e in questi ultimi anni anche dal commercio elettronico, il boom del costo degli affitti e delle tasse nazionali/locali hanno spinto molti artigiani a gettare la spugna”, è l'analisi dell'Ufficio studi della Cgia. Sono poi cambiati i consumatori: “da qualche decennio hanno sposato la cultura dell’usa e getta, preferiscono il prodotto fatto in serie e consegnato a domicilio. La calzatura, il vestito o il mobile fatte su misura sono ormai un vecchio ricordo; il prodotto realizzato a mano è stato scalzato dall’acquisto scelto sul catalogo on line o preso dallo scaffale di un grande magazzino”.

“Rivalutare il lavoro manuale”

Per la Cgia è necessario “rivalutare culturalmente il lavoro manuale”, rilanciando anche gli istituti professionali. Le saracinesche abbassate “sono un segnale inequivocabile del peggioramento della qualità della vita di molte realtà urbane”. “Con meno botteghe e negozi di vicinato - continua la Cgia - diminuiscono i luoghi di socializzazione a dimensione d’uomo e tutto si ingrigisce, rendendo meno vivibili e più insicure le zone urbane che subiscono queste chiusure, penalizzando soprattutto gli anziani”.