Il popolo senza Stato

Turchia, migliaia di curdi in corteo a Diyarbakir: chiedono la liberazione di Öcalan

I curdi in Turchia chiedono la liberazione del capo del Pkk e di altri prigionieri. A luglio dello scorso anno il leader fondatore della causa curda, dal carcere, dove è detenuto dal 1999, annunciò la fine della lotta armata

"Finché il nostro leader non sarà liberato, queste persone resisteranno e rivendicheranno questo diritto. Lo Stato turco deve rendersene conto. Mettiamo da parte l'oppressione. Uniamoci per la fratellanza e la pace." Dice un manifestante facendo il segno della “V” con le mani simbolo del movimento curdo in Turchia.

Migliaia di persone si sono radunate nella provincia sud-orientale di Diyarbakir, roccaforte curda nel sud-est della Turchia, ballando e sventolando bandiere con l'immagine di Öcalan, per chiedere la liberazione dello storico leader del partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) dal 1999 detenuto sull'isola prigione di Imrali, nel Mar di Marmara.

"Siamo venuti qui perché anche noi potessimo essere liberi, perché anche noi potessimo avere i nostri diritti, le nostre scuole, la nostra cultura e perché potessimo avere gli stessi diritti del popolo turco" ha detto un altro manifestante in sostegno al 76enne 'Apo', così è chiamato Öcalan in curdo.

L'anno scorso, il Pkk ha accettato di rinunciare alla lotta armata dopo quattro decenni e 50.000 morti, proprio su spinta di Ocalan che dal carcere annunciò la fine della lotta armata. Tuttavia Veysi Aktas, ex compagno di cella del leader, ha ammonito oggi che una pace duratura non sarà possibile finchè Ocalan rimarrà in isolamento.  Finora, l'unica concessione fatta al padre della causa curda è stata la possibilità di vedere famigliari, avvocati e alcuni deputati del partito Dem impegnati negli sforzi per risolvere il conflitto. 

E' almeno dal 1984 che Ankara consiera il PKK organizzazione terroristica. Oggi il tentativo di porre fine alle ostilità è in una fase di stallo. Sono oltre 40.000 i morti causati dai ripetuti scontri ed enormi i costi economici e le forti divisioni politiche e sociali causate dall'inimicizia tra i curdi e il Paese a guida musulmana.