La Federal Reserve ha nuovamente aumentato i tassi di interesse ufficiali sul dollaro di 25 punti base. Si tratta del decimo aumento consecutivo, con il quale il livello di riferimento sui fed funds sale ad una forchetta del 5-5,25%, il valore più elevato da metà 2007, che suggella la serie più rapida di aumenti dei tassi in quattro decenni.
La decisione di oggi è in linea con le attese. Il Fomc, il comitato di politica federale della banca centrale Usa, segnala "una crescita modesta dell'attività economica nel primo trimestre" mentre "la crescita dei posti di lavoro è stata robusta e il tasso di disoccupazione è rimasto basso". Tuttavia - si spiega - "l'inflazione rimane elevata", un "rischio al quale il Comitato rimane molto attento".
Nel comunicato diffuso al termine della due giorni di direttorio del Fomc, la Fed ha però riformulato i suoi propositi per le decisioni future, affermando che valuterà una serie di elementi per stabilire se ulteriori inasprimenti potrebbero rendersi necessari, per raggiungere un livello sufficientemente restrittivo tale da garantire il ritorno dell'inflazione al 2%.
Preoccupazione per gli effetti della contrazione del credito
Nella dichiarazione del Fomc, si segnala come "il Comitato sarebbe disposto a modificare opportunamente l'orientamento della politica monetaria qualora emergano rischi che potrebbero ostacolare il conseguimento degli obiettivi" prefissati. Parole che sembrano indicare una preoccupazione sui rischi di recessione legati alla contrazione del credito, provocata dai rialzi (con il ritocco odierno si tocca il massimo degli ultimi 16 anni): nelle prossime decisioni - si sottolinea - si "terrà conto di un'ampia gamma di informazioni, compresi i dati sulle condizioni del mercato del lavoro, le pressioni inflazionistiche e le aspettative di inflazione, nonché gli sviluppi finanziari e internazionali".
Possibile conclusione della serie di rialzi dei tassi?
Fino alla passata riunione la banca centrale Usa affermava in maniera più esplicita che sarebbero serviti altri inasprimenti. La rimodulazione dei termini di oggi, secondo gli esperti, potrebbe segnalare una conclusione della fase rialzista dei tassi.
In conferenza stampa il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha detto che riguardo ai tassi "ci lasceremo guidare dai dati in arrivo, riunione dopo riunione, e affronteremo la questione" di una pausa sul rialzo "alla riunione di giugno". Powell ha osservato che le previsioni dello staff della Fed puntano a una crescita dell'economia "a un ritmo modesto quest'anno", chiarendo che "non si tratta della mia ipotesi più probabile".
Powell ha aggiunto che "in linea di massima, la previsione era di una recessione lieve, che definirei come una recessione in cui l'aumento della disoccupazione è minore rispetto a quello tipico delle recessioni moderne. Non vorrei definire le previsioni dello staff per questa riunione. Ma in linea di massima è simile a quella".
Riguardo al futuro, Powell non ha lasciato molte speranze su un prossimo calo dei tassi di interesse. "Riteniamo che l'inflazione scenderà non così rapidamente. Ci vorrà del tempo. E in questo mondo, se le previsioni sono ampiamente corrette, non sarebbe appropriato tagliare i tassi". Il presidente della Fed ha poi aggiunto che "la domanda dovrà indebolirsi un po' e le condizioni del mercato del lavoro dovranno ammorbidirsi ancora un po' per iniziare a vedere dei progressi".