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L'analisi

Russia, Margelletti: al momento no guerra civile ma Mosca potrebbe cadere

Il parere del presidente del Centro studi internazionali sulla situazione

Presidente CESI Andrea Margelletti
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Presidente CESI Andrea Margelletti

"Al momento parlare di guerra civile non è corretto, non ci sono scontri che coinvolgano la popolazione civile", ma "è possibile immaginare che Mosca possa cadere". Così a LaPresse Andrea Margelletti, presidente del Cesi, Centro studi internazionali. 

"Il fronte interno si risolverà nel giro di poco tempo", aggiunge Margelletti, secondo il quale "è comprensibile che Putin abbia parlato di tradimento" da parte del gruppo Wagner.

 

Putin e Prigozhin
Putin e Prigozhin (AP/AFP)

"Siamo come ai tempi di Giulio Cesare: quando il potere centrale perde la sua leadership a causa di una guerra non vinta, dalle periferie arriva chi è pronto a scalzarlo. E' sempre stato così. Wagner non è solo una forza militare ma oramai da anni rappresenta un potere politico", prosegue Margelletti.  

"Sono dell'idea - aggiunge - che Mosca possa cadere presto in mano ai miliziani: la città è, infatti, poco protetta perché le truppe sono altrove e per la Wagner non sarà un compito impossibile 'conquistarla'. Ciò rappresenterebbe un successo dal valore simbolico enorme".   

Lo scenario che si sta delineando sposta l'attenzione sugli equilibri interni alla Wagner, alla possibilità che ci siano fattori esterni che stiano 'pilotando' le decisioni dei miliziani di marciare verso la capitale.  

"Molti si stanno chiedendo se dietro Wagner ci sia qualcos'altro, altre forze che la sostengono in questa vicenda - spiega Margelletti -. A mio modo di vedere c'è solo l'ambizione di Prigozhin, che così come Putin, si sente di avere in mano un destino. Sotto questo aspetto i due si assomigliano molto. Prigozhin vuole colpire la cricca militare che guida le forze armate russe ma non ha mai preso di mira direttamente il presidente".   

Per Margelletti "quanto sta avvenendo era atteso. Si capiva dai continui attacchi verbali lanciati da Prigozhin ai vertici militari, la questione non era più 'se' ma 'quando'. È presumibile che anche in queste ore il dialogo tra i due principali protagonisti, al netto delle vicende sul campo, stia proseguendo. Non mi stupirei se domani mattina ci svegliassimo con un Putin che governa da San Pietroburgo", conclude.

Il gruppo Wagner in strada nel centro di Rostov sul Don, nella Russia meridionale
Il gruppo Wagner in strada nel centro di Rostov sul Don, nella Russia meridionale (EPA/ANSA)