Crisi Russia-Ucraina

La mano tesa di Papa Francesco al Patriarca Kirill per riportare la pace in Europa

Intervista a Giovanna Parravicini, ricercatrice della Fondazione Russa cristiana

La mano tesa di Papa Francesco al Patriarca Kirill per riportare la pace in Europa
REGORIO BORGIA/POOL/AFP via Getty Images
Papa Francesco Patriarca Kirill

I cattolici in Russia sono circa l'1% su 140 milioni di abitanti a maggioranza ortodossa, ma c’è una buona parte dei sacerdoti russi proveniente dall’Ucraina. La maggior parte dei cattolici nella Federazione Russa sono di origine straniera, soprattutto polacchi, lituani e tedeschi, ma il vuoto spirituale lasciato dal regime comunista ha portato un numero crescente di persone a interessarsi della Chiesa cattolica, ed un certo timore da parte degli ortodossi ad una possibile esplosione di conversioni per la Chiesa di Roma. Gli ortodossi rappresentano attualmente il terzo gruppo più numeroso all'interno della cristianità, dopo i cattolici e i protestanti. Sono passati circa mille anni dalla separazione definitiva che avvenne con il grande scisma tra le due chiese d’Oriente e Occidente. Ma il grande salto di qualità per risanare le ferite del passato è avvenuto nel 2016 nel primo grande incontro storico all'Avana tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill, che ha confermato l’interesse di Francesco, nel dialogo, nel costruire ponti di fratellanza con le altre religioni. Già nel novembre 2014 Francesco con una telefonata al Patriarca Kirill aveva dato tutta la sua disponibilità: "Vado dove vuoi. Chiamami e io vengo da te." 

Oggi con lo scoppio della guerra in Ucraina le relazioni apparentemente si sono “raffreddate”, ma nonostante i bombardamenti il pontefice ha mobilizzato tutte le sue risorse per mediare e fermare la guerra in Ucraina. Il Cardinale Parolin ha incontrato personalmente il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e ha dichiarato che "non ci sono stati finora segnali". La Santa Sede si augura che i contatti in corso e le altre mediazioni sul campo possano concludersi con successo. 

Il recente incontro telematico tra papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kiril, nonostante le loro dichiarazioni, è stato visto con ottimismo. Con il permesso di Putin il Patriarca di Mosca ha accettato l’incontro, ma nel contempo il religioso è uno dei pochi uomini che può influenzare fortemente il presidente della Russia. 

Francesco, insieme a tutti i vescovi del mondo, consacrerà i paesi della Russia e Ucraina, alla Vergine Maria. La sua linea, che segue un 'manuale' vaticano millenario, persegue l’intento di avere sempre un canale aperto con l'aggressore, perché la parola 'pontefice' significa prima di tutto 'costruttore di ponti'.

 

Abbiamo incontrato Giovanna Parravicini, ricercatrice della Fondazione Russa cristiana e curatrice di numerose pubblicazioni sulla storia della Chiesa in Russia nel XX secolo.  

 

Giovanna Parravicini Roberto Montoya
Giovanna Parravicini

Lei vive da 30 anni a Mosca. Che momento sta attraversando la Chiesa Cattolica in Russia? 

La Chiesa cattolica in Russia è molto piccola, ha un proprio ruolo che è quello di promuovere la cura pastorale dei suoi fedeli. Ha anche un ruolo “ecumenico”, o, per usare una parola cara ai russi, solidale e fraterno, soprattutto nei confronti della società in cui vive e della Chiesa ortodossa maggioritaria. Nella dottrina sociale e nel campo della bioetica la Chiesa ortodossa è ancora agli inizi, può avvalersi sicuramente della testimonianza di un lavoro portato avanti da decenni dalla Chiesa cattolica, oltre a beneficiare del suo immenso patrimonio culturale. 

 

Quali sono i rapporti tra cattolici e ortodossi? 

Al di là di qualche fascia estremista che può esistere in campo ortodosso, oggi i rapporti sono migliorati. Negli anni 90 c'erano tanti timori, sia da una parte che dall'altra, legati alla paura di un proselitismo cattolico, da parte dei fedeli ortodossi, e di un certo spirito di revanche da parte cattolica. A distanza di 30 anni c’è stata una continua e progressiva distensione e apertura da entrambi i lati. Una novità nel mondo cattolico è un'inattesa reciproca apertura con il mondo musulmano russo. Nel 2020 è stata pubblicata a cura della casa editrice musulmana Medina di Mosca, l’enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco. In occasione della presentazione del libro il pontefice ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento e di lieta sorpresa per questo evento. 

 

Cosa vuole Putin dall’Europa? 

Non sono una politologa, leggo quello che leggete voi. Ma credo che all'origine ci sia una volontà di ricreare l'impero - zarista o sovietico che sia - e questo sogno imperiale fa sì che molto spesso la realtà venga scambiata con il sogno: in realtà, infatti, ìl “mondo russo” di cui tanto si parla è una utopia che ha molto poco a che fare con la realtà. E in nome di questa utopia vengono perpetrate azioni che si rivelano una sorta di vicolo cieco, da cui è molto difficile tornare indietro, un vortice pericoloso verso una violenza sempre crescente che non permette di trovare una via d'uscita. E' ciò che stiamo vivendo ora. 

 

Quali sono stati gli errori commessi dall’Occidente in questi ultimi anni sulla politica estera verso la Russia? 

Io penso che errori siano stati commessi sia da una parte che dall'altra. L'idea stessa di costruire la pace contrapponendo armamenti sempre più sofisticati e più pesanti, illudendosi che questi armamenti possano essere deterrenti per la guerra, è un’idea sbagliata. L'ha ribadito con grande chiarezza anche papa Francesco nei giorni scorsi. La tensione odierna nasce, in ultima analisi, da calcoli abbastanza miopi di propri interessi contingenti, locali e privati, non c’è stata una politica di maggior respiro, un richiamo a idealità che potrebbero sembrare meno concrete della moneta sonante, ma che in realtà sono le uniche a poter produrre - in prospettiva - benessere e stabilità. Pensiamo alla politica fatta nel secondo dopoguerra da Adenauer, Schumann, De Gasperi, impegnati a creare una Europa in cui anche gli sconfitti avessero un posto, dove nessuno fosse messo alle corde. L’errore comune è stato proprio quello di pensare che l'economia e la potenza militare fossero le cose più realistiche del progresso. Oggi si sta dimostrando un errore di calcolo colossale. 

 

Nel 1500 lo Zar Ivan il “Terribile” voleva difendere la Russia dall’eresia, dall’invasione e dalla sodomia, come massimo dell’immoralità. È questo il motivo di Putin per muovere guerra contro l’Occidente? 

Non credo! Sono convinta che questo invocare chissà quale morale sia in realtà semplicemente un pretesto, è uno degli attributi del “mondo russo” che si contrapporrebbe con la sua, diciamo, struttura conservatrice integerrima, alla immoralità dell'Occidente. In realtà io credo che la società in Russia abbia gli stessi problemi, viva gli stessi conflitti, le stesse tentazioni, le stesse deviazioni, gli stessi peccati, chiamiamoli come vogliamo, di cui soffre anche il mondo occidentale. C'è una buona dose di ipocrisia e mistificazione, come nell'invocare Dio scatenando una guerra e aggredendo un altro popolo. Lo ha già detto papa Francesco, non esistono guerre sante, non esistono guerre giuste. Nelle guerre la religione è sempre un pretesto, in realtà la natura delle guerre è ben diversa, cela sempre interessi ben diversi, politici, economici o ideologici che siano. 

 

Papa Francesco ha incontrato in videoconferenza il patriarca di Mosca Kirill per trovare una soluzione di pace. Ci può spiegare il senso di giustizia che ha il patriarca di Mosca? 

 È difficile spiegarlo perché non esiste. Il discorso fatto dal Patriarca è di totale appoggio alla politica di Putin. Non so se l'ha fatto semplicemente perché ha ceduto a un ricatto impostogli, ed essendo ricattabile ha dovuto stare al gioco, oppure se lui è uno degli artifici dell'ideologia del “mondo russo” che ha scatenato la guerra, come lo accusano una sessantina di teologi ortodossi, in una lettera uscita recentemente. Io credo che la tentazione fondamentale dell’attuale patriarca ortodosso e di gran parte del suo episcopato, sia quella di espandere il cristianesimo e i suoi valori morali attraverso la costrizione a determinate norme usando il braccio dello Stato, di fronte a una società laica che fatica sempre di più a riconoscere i valori cristiani e morali tradizionali. Ma se manca la libertà, l'educazione, la costrizione non serve a nulla...

 

Come se ne esce….  

Si possono usare due strade, la più facile è quella di usare il braccio secolare attraverso divieti, norme morali e obblighi; il metodo più difficile, ma è quello che ha scelto Cristo, è la libera adesione della persona alla fede cristiana. 

 

Quanto è difficile per circa 12 milioni di cristiani ortodossi in Ucraina avere un patriarca russo che risiede a Mosca? 

La situazione è complessa già da alcuni anni. È stata creata una struttura del patriarcato ucraino che ha avuto il riconoscimento da Costantinopoli in cui è confluita soltanto una parte della Chiesa ortodossa in Ucraina. E questo ha portato all’apertura di un grande scisma tra Mosca e Costantinopoli. Bisogna anche dire che il primate della Chiesa ortodossa in Ucraina che dipende dal patriarcato di Mosca, il metropolita Onufrij, ha scritto una lettera ai suoi fedeli il giorno dopo l'invasione in cui benediceva coloro che difendono la proprio patria e famiglia, e si rivolgeva in modo accorato al presidente Putin, chiedendogli di cessare questa "guerra di Caino", che mette l'uno contro l'altro due popoli che hanno lo stesso fonte battesimale a Kiev. 

 

… è stato un atto coraggioso e di “disobbedienza” verso il Patriarca Kirill. 

 La chiesa in Ucraina che dipende da Mosca ha una sua identità ed è molto coraggiosa. Per l'atteggiamento assunto del Patriarca Kirill sulla guerra ben 15 diocesi ucraine ortodosse hanno cessato di commemorarlo durante la liturgia. Cosa avverrà dopo, quando finirà la guerra? Si creerà una Chiesa indipendente da Mosca? È difficile dirlo, possiamo dire che questa presa di posizione mette in gravi difficoltà la Chiesa locale dipendente da Mosca.  

 

Quale è la politica della Santa Sede?  È quella di tenere la porta aperta a tutti? 

A me colpisce che il Papa nelle sue dichiarazioni, nelle sue preghiere parli chiaramente di guerra "ripugnante" e "sacrilega", di "aggressione contro il popolo ucraino", ma non abbia mai citato nè il nome ‘Russia’ nè il nome ‘Putin’. Nonostante le dichiarazioni del patriarca Kirill, il pontefice ha voluto incontrarlo in video conferenza. Francesco ha la posizione di Cristo, che non sceglie da che parte stare, che è morto sia per i giusti che per gli ingiusti, è morto per le vittime come per i carnefici: il suo amore si estende a tutti gli uomini, a quelli che evidentemente sono degni di compassione di pietà di solidarietà come le vittime e a quelli per i quali noi facciamo fatica a pensare a una solidarietà. La parola Misericordia, Perdono oggi diventa una parola Divina, difficile da essere accolta e abbracciata dall'uomo. La posizione di papa Francesco mi sembra proprio una immedesimazione con la posizione di Cristo, di Cristo sulla croce.