Le sanzioni occidentali hanno creato gravi colli di bottiglia nelle forniture alla Russia di semiconduttori, apparecchiature elettroniche e dell'hardware necessario alle infrastrutture informatiche e di rete. A darne conto è un'analisi pubblicata oggi dal Financial Times.
La maggior parte dei più importanti produttori di microprocessori, tra cui Intel, Samsung e Qualcomm hanno interrotto ogni commercio con la Federazione Russa, mettendo in crisi la produzione di automobili, elettrodomestici, smartphone, pc, attrezzature militari. I tentativi di produrre queste componenti internamente finora sono falliti, e la crisi globale dei semiconduttori, in atto da un paio d'anni, ha prosciugato il "mercato grigio" dei tradizionali intermediari asiatici di tecnologia occidentale a cui Mosca avrebbe potuto rivolgersi.
Inoltre, nonostante la riluttanza del presidente Xi Jinping a condannare l'invasione dell'Ucraina, molte società tecnologiche cinesi, preoccupate della reputazione dei loro marchi, hanno deciso autonomamente di non vendere più in Russia.
Le aziende di telecomunicazione non sono in grado di reperire i componenti necessari alle reti 5G: probabilmente gli operatori telefonici tenteranno di acquistare attrezzature 4G obsolete da paesi che sono già passati al nuovo standard, secondo Grigory Bakunov, un ex manager di Yandex, il gigante del web russo.
I fornitori di servizi cloud come la stessa Yandex registrano un'impennata della domanda da parte di aziende russie che non vogliono o possono più utilizzare applicazioni situate in datacenter stranieri: VK Cloud Solutions, un altro di questi fornitori, ha scritto al Cremlino il mese scorso chiedendo aiuto urgente per trovare "decine di migliaia di server". Ma le aziende russe non sono più in grado di importarne dall'occidente, e la carenza di processori impedisce di produrne internamente.
Gli economisti prevedono che tutto ciò provocherà una contrazione del 15% del pil.