60 anni fa

La stella di Marilyn Monroe brilla ancora. Storia di un'icona senza tempo

Era la notte tra il 4 e il 5 agosto 1962 quando fu trovata senza vita

Quest'anno Marilyn Monroe avrebbe spento 96 candeline. Il mito biondo di Hollywood, icona senza tempo di bellezza e sensualità era nata il primo giugno 1926 a Los Angeles e aveva vissuto i primi anni della sua vita con la madre, Gladys Pearl Monroe, inferma mentale. Poi era passata da una casa-famiglia all'altra, subendo maltrattamenti e violenze.

La sua morte ancora misteriosa, avvenuta a soli 36 anni, il 5 agosto 1962, fu classificata come suicidio. 

Marilyn tra mito e icona

Marilyn venne trovata senza vita nel letto della sua abitazione dove viveva sola con la sua governante Eunice Murray. Tante furono le tesi controverse, tra cui la “morte per omicidio” commissionato da Robert Kennedy e commesso dal suo psichiatra con un'iniezione letale o l'assassinio perpetrato dalla mafia di Chicago per vendicarsi dei Kennedy che gli avevano fatto la guerra.  

Ai suoi funerali erano in 31 a darle l'ultimo saluto. Lei era bellissima, in un abito Pucci verde, in mano le rose dell'ex marito Joe DiMaggio e le note di Over The Rainbow: 

"Un giorno esprimerò un desiderio/ su una stella cadente mi sveglierò/quando le nuvole saranno lontane dietro di me/ dove i problemi si fondono come gocce di limone/ lassù in alto, sulle cime dei camini/ è proprio lì che mi troverai / da qualche parte sopra l'arcobaleno / ci sono i sogni che hai osato fare, oh perché, perché non posso io?"

La tomba di Marilyn Monroe nel Pierce Brothers Westwood Village Memorial Park è sempre adornata di fiori. Per oltre 20 anni DiMaggio ha fatto recapitare sei rose rosse per tre volte la settimana poi, secondo quanto racconta Susan Hail, la proprietaria del Parisian Florist, un giorno è arrivato e ha disdetto l'ordine.

Ma ne arrivano sempre di nuovi, da 60 anni e quasi ogni giorno: da parte di qualche amico - non sono tanti quelli ancora in vita - e di tanti sconosciuti che nel 1962, magari, non era ancora nati ma che tengono viva la sua memoria.

Alcuni hanno dedicato la loro vita a raccontare chi era Marilyn Monroe, altri narrano di come li ha ispirati in momenti difficili. Altri ancora amano i suoi film e la sua bellezza perfetta resa mito e icona, anche grazie alle serigrafie pop che le dedicò Andy Warhol.

Una di queste, la "Shot Sage Blue Marilyn", dipinta dal re della Pop Art nel 1964, appena due anni dopo la morte della star, è stata battuta da Christie's per 195 mln di dollari (184 mln di euro), prezzo record in un'asta per un'opera del XX secolo. Nel ritratto Marilyn ha capelli gialli, ombretto azzurro, labbra rosso vivo.

Marilyn nella storia

Al momento della sua morte Marilyn Monroe era già entrata nella storia, oltre che nell'immaginario collettivo grazie alla potente macchina del cinema. E ci era entrata dalla porta principale, appena una manciata di mesi prima. Precisamente, il 19 maggio 1962 quando cantò, sinuosa nel più famoso dei suoi abiti - un vestito lungo color carne di Jean Louis, poi venduto all'asta per 1,26 milioni di dollari nel 1999 - un suadente “Happy Birthday, Mr. President” al presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy davanti a 15 mila persone al Madison Square Garden di New York. 

Pazienza, se poi si seppe che quelle note erano sussurrate perché lei si era persa dietro le quinte ed era arrivata con il fiatone. Quella sera si festeggiava il 45mo compleanno di Kennedy con dieci giorni di anticipo.

Accompagnata dal pianista Hank Jones, Marilyn fece anche un breve discorso e poi cantò Thanks for the Memories. Il presidente salì sul palco e la ringraziò. Disse che si sarebbe anche potuto ritirare dalla politica, dopo aver ricevuto un Buon compleanno€ così.

LEGGI ANCHE: Quella volta che Marilyn intonò Happy Birthday per il Presidente

Di quel vestito si è recentemente tornati a parlare dopo che Kim Kardashian l'ha avuto in prestito e sfoggiato all'ultimo Met Gala, rovinandolo, sostengono alcuni. Lei ha negato di aver allentato la cerniera, ma la lezione è che non ci si misura col mito. La performance sui social le ha portato più scherno che ammirazione.

LEGGI ANCHE: Storia dell'abito più famoso di Marilyn Monroe

Andò meglio a Madonna, alle prese nel celebre video di “Material girl”, con un'imitazione dell'esibizione di Marilyn Monroe mentre canta Diamonds Are a Girl's Best Friend nel film Gli uomini preferiscono le bionde, film del 1953. Il brano e la clip - con lo stiloso abito rosa in raso - contribuirono alla popolarità della cantante (erano gli anni Ottanta) al suo secondo album in studio.

Certamente ha avuto un peso la scelta di un registro ironico. Perché Marilyn era così e lo dimostrò con quel "Vado a dormire con due gocce di Chanel N.5", con cui amava prendere in giro la stampa, perché, in fondo, era sempre la solita Norma Jean Mortenson Baker, tre mariti (il primo, James Dougherty, sposato nel 1942, seguito da Joe Di Maggio nel 1954 e da Arthur Miller nel 1956), decisa a raggiungere il successo con impegno e forza di volontà. 

Lo fece anche, in un mondo dominato dagli uomini come quello del cinema negli anni '50, curando nei dettagli la propria immagine, il trucco, i capelli. E rendendola così intramontabile. 

LEGGI ANCHE: Marilyn Monroe, nessuna come lei davanti all'obiettivo. Le foto osé

Come sono intramontabili alcune scene dei suoi film, ripetute ed emulate all'infinito. Da quella dell'abito bianco plissé sollevato dall'aria della metropolitana in "Quando la moglie è in vacanza" a quella - di cui si è detto sopra - in cui canta Diamonds Are a Girl's Best Friend in "Gli uomini preferiscono le bionde", con addosso un altro vestito  iconico, questa volta rosa. E poi in "Niagara", "Fermata d'autobus", "A qualcuno piace caldo" con cui vinse un Golden Globe come migliore attrice in un film commedia. 

Era il 1959, dieci anni dopo il debutto in "Orchidea bionda", ma la felicità è un'altra cosa, diceva lei. "Vorrei essere felice. Ma chi lo è? Chi è felice?". 

Le pesarono i ripetuti aborti, il non essere riuscita ad avere una famiglia che ardentemente voleva, non avendone mai avuta una. E cominciarono i ritardi sul set, i ricoveri per abuso di farmaci. Per rispettare il contratto con la Fox, che prevedeva per lei quattro film, accettò di apparire in Facciamo l'amore (Let's Make Love), diretto da George Cukor, riscritto in parte da Arthur Miller, all'epoca suo marito. 

Nel luglio del 1960, sotto il caldo del deserto del Nevada, cominciarono le riprese de Gli spostati (The Misfits), diretto da John Huston, con Clark Gable, Montgomery Clift, Eli Wallach e Thelma Ritter. La sceneggiatura del film era un regalo di San Valentino di Miller per la moglie anche se quando cominciarono le riprese, i due si erano già lasciati. Fu l'ultimo film completato da Marilyn Monroe, di salute sempre più cagionevole. 

Nel 1962 iniziarono le riprese del film Something's Got to Give, diretto da George Cukor con Dean Martin e Cyd Charisse ma lei era spesso malata e furono interrotte non senza risvolti legali.

Intanto, la Mostra del cinema di Venezia si prepara a celebrarla e prepara il tappeto rosso per "Blonde", la rivisitazione dei drammi interiori di Marilyn in una Hollywood che divora spietata i suoi divi, con la cubana Ana de Armas protagonista. 

Perché questo accade ai miti, lasciano vuoti incolmabili che, anche a distanza di anni, devono essere riempiti.